Gli Americani ci salveranno. Atto secondo

Gli Americani ci salveranno. Atto secondo.

Di: Adriana Pulití

Al pari degli eventi di almeno sette decadi addietro, ancora una volta l’italico cuore volge speranzoso lo sguardo Oltreoceano. La ratio di fondo pare la medesima; pare.

Al di lá di banalizzazioni nel rendere fatti storici (in realtà, il popolo italiano si andava via via a liberare da sé della presenza fascista), rimane la consapevolezza di come, nel nostro Paese si indulga nella concezione individualista di un eroe che, come deus ex machina, arrivi provvidenzialmente a risolvere i nostri problemi di ordine socio politico. Questo, a detrimento, invece, di una Storia pensata ed agita da una collettività matura, non passiva, ma cosciente; la Storia secondo una concezione braudelliana. “Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?”
Si aspetta sempre e comunque un Principe; delegando. Specie se il solleone spinge al disimpegno e oblio.


E allora, tanto meglio se il nuovo Campione sia una star hollywoodiana (anche questo, forse, segno dei tempi). Tanto meglio se a piangere davanti alla Regina, ulivo millenario, si ripropongano e legittimino tesi pandemiche, legate non tanto alla ricerca di un complesso di fattori (analisi multivariata nella ricerca; analisi matura!), ma uno soltanto, assoluto come Dio…il batterio. Piú semplice da pensare.
Ci piacerebbe però che questi studi fossero una buona volta sottoposti al vaglio dell’ampia comunità scientifica.

IL GASDOTTO E IL BRACCIO REPRESSIVO DI UNA SOCIETA’ PRIVATA

#NoTap #ReazioneDemocratica #NoSanzioniAManifestantiPacifici

Di: Maurizio Buccarella

Maurizio Buccarella

È a suo modo felicemente singolare la coincidenza con cui il sig. Questore di Lecce, Leopoldo Laricchia, nella conferenza stampa tenuta ieri 3 agosto per commentare il fermo di un “anarco-insurrezionalista” abruzzese avvenuto presso un centro sociale di Roca, presidio NoTap, per un fatto accaduto a Firenze nel dicembre scorso, sia stata l’occasione per l’alto funzionario nel richiamare rappresentanti istituzionali e politici salentini in genere a stare sostanzialmente alla larga dalle manifestazioni e contestazioni -seppur pacifiche- contro i lavori per l’approdo a San Foca del gasdotto TAP e a non dare l’impressione di “schierarsi” contro le Istituzioni dello Stato, auspicando l’approfondimento della conoscenza dell’iter amministrativo e giudiziario seguito da TAP nonché le conoscenze tecnico-giuridiche relative alle autorizzazioni in essere.

La coincidenza consiste nel fatto che proprio il giorno precedente veniva pubblicata sul sito del Senato un’interrogazione parlamentare a mia prima firma, indirizzata al Ministro Minniti e quindi al suo “superiore”, relativa ai procedimenti sanzionatori attualmente in corso nei confronti di centinaia di manifestanti ed attivata dallo stesso sig. Questore, per aver preso parte a manifestazioni pacifiche dove cittadini cercavano, manifestando il dissenso all’opera, di rallentare le operazioni di trasferimento degli ulivi espiantati dal cantiere della TAP.
Queste persone rischiano fra poche settimane di vedersi recapitare ordinanze-ingiunzione prefettizie dell’importo minimo di € 2.582,28.
Nell’interrogazione richiamiamo, fra l’altro, la recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione che, ribaltando un precedente proscioglimento nei confronti dell’ex deputato dell’Udc, on.le Luca Volontè, accusato di aver ricevuto da politici azeri una TANGENTE da 2 milioni 390.000 euro per orientare il proprio voto e quello del suo gruppo come membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa in favore del governo dell’Azerbaijan” nel 2013, onde evitare la stigmatizzazione in ambito europeo e internazionale della violazione dei DIRITTI UMANI nel Paese guidato da due generazioni dalla famiglia Aliyev, ha permesso l’analisi positiva da parte della Banca Europea per gli Investimenti e degli altri organismi internazionali per la concessione alla società TAP del prestito da DUE MILIARDI DI EURO per l’opera infrastrutturale, inutile e dannosa per gli interessi nazionali e del territorio salentino.
Corruzione allo stato puro e, vivaddio!, non coperta dall’insindacabilità parlamentare, come ha statuito la Cassazione.

L’aspetto “curioso” della coincidenza temporale (tutti fatti peraltro concomitanti al “tavolo tecnico di confronto” tenuto a Roma sempre ieri 3 agosto, a Palazzo Chigi, con esponenti del Governo e della società TAP -fra cui, va ricordato, il suo Country Manager condannato di fresco a sette anni e mezzo in primo grado per disastro ferroviario ) sta nel fatto che proprio nel testo dell’interrogazione parlamentare faccio riferimento, insieme agli altri senatori sottoscrittori della stessa, alla necessità che si provveda per tempo a FERMARE L’ITER SANZIONATORIO nei confronti di quei manifestanti pacifici, PROPRIO PER EVITARE che lo STATO ITALIANO (nella specie, il Governo e le sue ramificazioni territoriali chiamate a far rispettare proprio la legalità, l’ordine pubblico e la trasparenza dell’azione amministrativa) si dimostri o SIA COMUNQUE PERCEPITO come “il BRACCIO REPRESSIVO DI UNA SOCIETA’ PRIVATA che, pur nell’astrattamente legittimo perseguimento di propri interessi, sta impattando grandemente sul territorio salentino quantomeno a livello di dibattito politico e mediatico, con una polarizzazione di consistenti pezzi della società civile salentina che contrasta la realizzazione dell’opera del gasdotto a San Foca”, impiegando fra l’altro ingentissime risorse economiche e di lobbing, per addomesticare il consenso territoriale.

In conclusione, l’auspicio mio e di tutti gli altri Portavoce del M5S, è che il Ministro dell’Interno abbia la capacità e lucidità di non accodarsi a quello che pare essere il proposito dei suoi colleghi dei Dicasteri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e della Coesione Territoriale e che TUTELI, insieme alla dignità degli operatori delle FF.OO. che meriterebbero di impiegare il loro tempo ed energie a contrastare i tanti fenomeni di malaffare e non già a vedersi schierati davanti a pacifici seppur determinatissimi manifestanti che vogliono difendere il proprio territorio, LO STATO, nel suo senso più nobile di COMUNITA’ che rispetta le regole ed i principi della Costituzione.

ANNULLARE LE SANZIONI AI MANIFESTANTI PACIFICI, REPRIMERE OGNI FORMA DI VIOLENZA, TUTELARE LA LEGALITA’ A TUTTI I LIVELLI, FARE LE SCELTE INDUSTRIALI ED ENERGETICHE LIBERI DA LOBBIES ED INTERESSI PARTICOLARI E LONTANI DA OGNI OMBRA DI CORRUZIONE.

PS: qui il link dell’interrogazione che consiglio di leggere agli interessati… ne ho redatte credo poche con tanta convinzione ed accortezza…
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1040011

Quando la scienza è schiava dell’economia

Quando la scienza è schiava dell’economia
di: Agostino Di Ciaula
Vivo e lavoro nel mezzogiorno d’Italia e fuori da ambienti universitari, non ho accesso a fondi di ricerca, non ho finanziatori, non pubblico su commissione né su riviste a pagamento e la mia attività scientifica non mi dà da vivere.

Agostino Di Ciaula

Nonostante questo ho pubblicato circa 50 lavori scientifici su riviste internazionali “quotate” oltre a lavori su riviste nazionali, libri e capitoli di libro. Ho acquisito nel corso degli anni credibilità scientifica a livello internazionale, collaboro (sempre a titolo gratuito) con altri ricercatori nazionali e internazionali e sono revisore per conto di numerose riviste scientifiche. Certo, non vincerò mai il Nobel e probabilmente non pubblicherò mai su “Nature” ma mi sento privilegiato rispetto a molti che, non solo in Italia, fanno ricerca per campare. Questi sono spesso costretti a seguire non le linee di studio che veramente gli interessano ma quelle che portano soldi al proprio centro, a cercare non idee ma committenti, a fabbricare lavori per far progredire non la scienza ma la propria carriera e, in alcuni casi, persino a sconfinare nel conflitto di interesse.
Per fortuna non è sempre così ma è così spesso.
Lo Stato, che dovrebbe essere il grande garante del bene pubblico e del nostro futuro, ha stretto già da tempo i cordoni della borsa per quanto riguarda la ricerca scientifica, rendendosi garante di altro e per altri.
Per contro pubblico lavori sulle relazioni tra ambiente e salute e questo mi mette in una posizione molto scomoda, al centro non solo di un aspro dibattito scientifico ma anche del fuoco incrociato di interessi economici e politici. Mi crea ostacoli e difficoltà (anche di vita), mi espone a rischi e spesso mi fa trovare davanti a comportamenti scorretti e maliziosi. Un piccolissimo esempio di quello che sta accadendo, molto più in grande, nell’America di Trump, dove è in corso una vera e propria caccia alle streghe, con rappresaglie e tagli a mani basse rivolti a chiunque voglia occuparsi in maniera concreta di variazioni climatiche, di protezione dell’ambiente e di rapporti tra ambiente e salute.
Tutto questo accade perché anche la scienza è stata posta in posizione subalterna rispetto all’economia e, di conseguenza, alla politica.
L’indirizzo conclamato è ormai quello di studiare e ricercare, quando lo consentono, per produrre avanzamenti non tanto nelle conoscenze scientifiche quanto nel PIL. Non per conquistare nuove verità scientifiche ma per consolidare posizioni economiche e di potere.
In ambito medico si continua a credere che le malattie siano figlie della sfortuna, continuando ad ignorare la prevenzione primaria e i meccanismi con i quali gli effetti di quello stesso PIL ci stanno modificando il DNA e le sue modalità di espressione. Questo è stata la scienza a scoprirlo ma è l’economia ad ignorarlo.
Tutto questo ha effetti distruttivi non solo sulla scienza ma sull’intera umanità.
Tutto questo genera diffidenza e mancanza di fiducia sia nella scienza che nelle istituzioni, che ormai si parlano sempre meno, come avviene di solito tra chi comanda e chi ubbidisce.
Tutto questo, in ambito sanitario, spinge la gente a rifiutare percorsi terapeutici consolidati per rivolgersi a schifosi speculatori, ad attribuire maggiore autorevolezza ad un blogger o ad un venditore di fumo piuttosto che ad uno scienziato.
Tutto questo spinge a ricorrere all’autoritarismo ed agli scontri frontali, invece che all’autorevolezza e al dialogo.
Sarebbe opportuno fermarsi e interrogarsi su come abbiamo fatto per arrivare a questo punto e, soprattutto, cosa possiamo fare per uscirne.

Corri a Lecce – Seconda Maratona del Barocco

Corri a Lecce, giunge alla sua seconda edizione, avrà data il 26/11/2017. (start alle ore 9.00)

In questo  anno si è provveduto a rivedere il percorso, ad inserire un maggior numero di punti ristoro, ad aumentare i ristori solidi e creato un circuito di collaborazioni con scuole ed associazioni del territorio per gli eventi di contorno alla manifestazione.

Il percorso si presenta quasi completamente piatto ed adatto alla ricerca del proprio personale, oppure al battesimo della prima Maratona, inoltre l’intero percorso è su asfalto senza pezzi di sterrato, consentendo una corsa fluida.

Si farà vivere sia la città, con un giro cittadino vicino ai monumenti del Barocco Leccese, che le zone limitrofe alla città con la visione degli ulivi secolari e la macchina mediterranea, una giusto mix fra natura e cultura.

Presentiamo inoltre la novità della staffetta promozionale.

Sarà possibile correre la maratona a coppie di atleti che si divideranno la lunghezza della corsa in due frazioni da mezza maratona per ciascuno.

Sara garantito il confronto cronometrico per singola frazione e quello dell’intera coppia.

A completare l’offerta di sport sarà inserita la nostra tradizionale gara non agonistica di 10 km dal nome “Corri e Cammina nel Barocco”.

Con questo insieme di eventi si è cercato di creare un evento capace di soddisfare tutto il popolo dei Runner.

Ricercata la massima cura anche nella medaglia.

Il primo concorso artistico indetto fra i licei e scuole artistiche ha dato vita alla medaglia da finisher che consegneremo a  tutti i Maratoneti e Staffettisti.

Fino al 30 settembre vi è la possibilità di iscriversi con una tariffa agevolata.

www.corrialecce.com

Oggi parliamo con “Riccardo Rella” – Presidente, SpeleoTrekkingSalento

Riccardo Rella: un illimitato amore per il Salento. 

Riccardo Rella

Riccardo Rella

Nato a Lecce il 29 gennaio 1940, sin dai primi anni del 1970 effettuò attività speleologica anche con gli scopritori della Grotta dei Cervi di Porto Badisco. Il 10 ottobre del 1998 presentò in conferenza stampa,  nella sala della Provincia di Lecce, poi direttamente al sindaco di Otranto, Luciano Cariddi la sua personale intuizione  relativa all’applicazione  RV3D  ovvero Realtà Virtuale tridimensionale avvolgente, semi o immersiva mirata alla fruizione turistica, 100%pulita, della Grotta dei Cervi:  la sua idea, definita dalla stampa dell’epoca “Rivoluzionaria”, ora, proiettata nel castello di Otranto, ha quasi risolto definitivamente il problema che ha arrovellato il cervello degli studiosi sin dalla scoperta. L’applicazione, suggerita dal presidente Rella, si completerebbe splendidamente se si realizzasse, nella stessa Valle dei Cervi il Maxischermo Natura nonché il suggestivo itinerario preistorico-sonoro e megalitico entrambi da lui ideati e resi pubblici (v. trekkingsalento. It).

 

Il 31 gennaio 1993, il Rella iniziò per primo, in località Ciolo di Gagliano del Capo, l’attività di Trekking nel Salento coinvolgendo, ininterrottamente, migliaia di persone a piedi, alla scoperta del territorio salentino fino all’epoca quasi letteralmente sconosciuto alle masse. Oggi, dopo l’assordante passaparola dei suoi entusiastici camminatori, la sua idea del trekking ha contribuito all’esplosione del turismo nel Salento dimostrando la validità della sua profonda passione. Tutti gli operatori turistici della Rete Capo di Leuca Network, in occasione del ventennale del trekking, in località Ciolo, gli hanno consegnato una targa di ringraziamento.

 

Da ben 14 anni, ininterrottamente, il presidente Rella ha portato avanti, con migliaia di pellegrini e camminatori, il Cammino per Leuca o Leucadense della Via dei Pellegrini, da Brindisi a Leuca attraverso 24 comuni con il preciso scopo di far dichiarare Leuca “TERMINALE E CONVERGENZA STORICO, GEOGRAFICO E SPIRITUALE DELLE VIE FRANCIGENE DEL SUD EST E D’EUROPA” . Recentemente la Regione Puglia si è pronunciata positivamente. Il presidente Rella ha scritto ed invitato i 24 comuni dell’itinerario fidei a tabellare velocemente, con la sua collaborazione diretta e sempre gratuita, il tracciato. Alcuni comuni, Torchiarolo in primis, hanno già provveduto ed il Rella chiede, cortesemente a tutti gli altri, di velocizzare la segnaletica in quanto i pellegrini stanno già arrivando e non trovando la logica progressione dei segnali rimangono perplessi e disorientati. La Via Francigena, conosciuta in tutto il mondo, parte dall’inglese Canterbury, scende per Roma, Benevento, Brindisi ed ora finalmente conclude a S. Maria di Leuca… o viceversa quale Via Romea.

Le ricettività salentine ne trarrebbero un immediato ritorno turistico. È però necessario velocizzare la segnaletica e la cosa è urgentissima. Non si può perdere ulteriore tempo. Bisogna fare presto!

Sulentu (Salento) – i miei nonni lo chiamavano così.

Salento, prima era Sulentu.

I nostri nonni e bisnonni, lo chiamavano “Sulentu”, che voleva dire: “sole e vento”.

Non volevano, per niente dire sale, ma appunto: “sule e ientu”. Questo è un dato di fatto, ma nessuno lo aveva mai detto.

Ne abbiamo testimonianze dai ricordi dei nostri avi, ma chi sa mai perché, viene stravolta a piacere la parola ” Salento” che non vuol dire affatto “sale e vento”.

Come succede per certe vie, che prendono il nome e lo storpiando. È il caso di “via Cicolella” a Lecce, che anticamente, portava alla “Masseria Cicaleddha”. Un percorso ormai stravolto da circonvallazioni e quant’altro.

Per curiosità abbiamo preso dal web, quello che si dice del “toponimo” SALENTO.

Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Salento (disambigua).
Salento
Gallipoli Città Vecchia.jpg

Centro storico di Gallipoli

Stati Italia Italia
Regioni Puglia Puglia
Territorio Tutta la provincia di Lecce, la parte centro-meridionale della provincia di Brindisi e la parte orientale della provincia di Taranto.
Capoluogo Lecce
Superficie 5 329 km²
Abitanti 1 536 969 (2011)
Densità 288,41 ab./km²
Lingue italiano, salentino, dialetti pugliesi di transizione, siciliano, griko, arbëreshë
Zona-Salento-Posizione.png

Collocazione del Salento in Italia

Piazza Duomo, Lecce

Ponte Girevole nel Canale Navigabile, Taranto

Veduta della spiaggia degli Alimini e del lago

Il Mare di Porto Cesareo

Mare cristallino a Marina di Lizzano, Lizzano (TA)

Baia dell’Orte nei pressi di Punta Palascìa, punto più orientale d’Italia

Il Salento (in salentino: Salentu, in tarantino: Salènde, in greco Σαλέντο Salénto), noto anche come penisola salentina, è una regione geografica italiana coincidente con la parte meridionale della Puglia, tra il mar Ionio a ovest e il mar Adriatico a est. Costituisce il tacco dello stivale italiano.

Gli abitanti dell’area, che comprende l’intera provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, si distinguono soprattutto per caratteristiche glottologiche rispetto al resto della Puglia. Da un punto di vista storico il Salento ha fatto parte per molti secoli dell’antica circoscrizione denominata Terra d’Otranto.

 

 

Il Salento o penisola salentina, popolarmente noto come il “tacco d’Italia”, è una subregione che si estende sulla parte meridionale della Puglia,è idealmente delimitata a nord dalla cosiddetta “soglia messapica”, una depressione che va lungo la linea Taranto-Ostuni e che la separa dalle Murge.
È la zona più orientale d’Italia e comprende Capo d’Otranto, a sua volta il punto più ad oriente della penisola.
Il nome Salento sfugge ad ogni esustiva spiegazione etimologica e rimane per molti versi avvolto in un alone di mistero, un pò, come del resto, le stesse vicende del suo originario popolamento. Stando a quanto riferisce lo storico greco Strabone (63 a. C. – 24 d. C.), il Salento, che nell’antichità fu anche chiamato Iapygia e Messapia dal nome di antichi suoi abitatori provenienti dalle coste illiriche, derivò il nome dai Salentini, coloni cretesi che si stabilirono nel territorio. Questa ipotesi, in tempi meno remoti, fu supportata da alcune precisazioni sostenute da altri storiografi: le denominazioni Salento e Salentini sarebbero, secondo costoro, derivati da Salenzia, la città di origine dei suddetti coloni cretesi (Salenti), oppure dal nome del loro leggendario capitano, Salento per alcuni, Sale per altri. Lo storico romano Varrone sostiene che i Salentini furono il risultato di una mescolanza di tre gruppi etnici: Cretesi, capeggiati dal principe Idomeneo di Liczio, Illirici e Locresi, che si stabilirono sul territorio del Salento dopo aver stretto alleanza «in salo», ossia in mare, da dove provenivano. I termini Salento e Salentini, quindi, evocherebbero il mare con il fascino dei suoi suggestivi misteri e le ataviche migrazioni da sempre caratterizzanti questo ponte naturale nel Mediterraneo, crocevia di popoli, la cui originale posizione geografica sembra aver da sempre sostenuto una vocazione quasi naturale a vivere il rapporto tra culture diverse in termini di sintesi di civiltà, relativizzando e rimovendo le ragioni dello scontro, nonostante le vicende sanguinose di cui questa terra è stata frequentemente cruento teatro, In epoca romana, precisamente con il riordino amministrativo dell’impero operato da Augusto, il Salento prese il nome di Calabria (l’attuale Calabria veniva denominata Brutium = Bruzio), mentre alla conclusione delle guerre tra Longobardi e Bizantini, nei primi decenni del ‘600, la Penisola salentina, rimasta sotto il controllo di Bisanzio, costituì la provincia di Terra d’Otranto, dal nome della città meglio fortificata e sede delle autorità politiche, militari e religiose. Questa denominazione è rimasta sino all’unità d’Italia (1861), quando il Salento, con il nome di provincia di Lecce, comprendente anche i territori di Brindisi e di Taranto, fu una delle 59 province del Regno d’Italia. La Penisola salentina è stata suddivisa nelle attuali tre province in tempi recenti, ossia nel 1923, quando da Lecce vennero distaccati i circondari di Brindisi e Taranto e costituiti in province.

ZES, le Zone Economiche Speciali

Ho letto con interesse la discussione sulle ZES, le Zone Economiche Speciali.

Incentivi alle imprese, benefici fiscali, credito d’imposta e nuovi progetti imprenditoriali per aree strategiche individuate di concerto tra i vari livelli istituzionali.


Gli interventi che verranno previsti, qualsiasi sia la delimitazione delle aree e al netto delle discussioni di campanile, saranno utili per una infrastruttura economica e fisica che però ancora una volta, pur strategica nel suo aspetto logistico, non arreca benefici concreti e basilari sulla vita delle economie territoriali e trascura presupposti irrinunciabili per tali obiettivi. La solita aspirina, il palliativo che rinuncia a curare realmente il malato.
strategic
Il governo Regionale, deputato ad un ruolo importantissimo nella definizione delle aree e degli obiettivi di rinascita economica, pur tenendo giustamente a cuore la città di Taranto e l’area brindisina con i loro sistemi portuali, non può e non deve trascurare il deficit infrastrutturale in cui versa la Puglia meridionale e di cui parliamo costantemente inchiodati e immobili in una palude politica e amministrativa da cui non si vuole evadere.

Questioni impellenti e paradossi nel governare impediscono qualsiasi reale miglioramento di questa terra isolata e destinata alla non amministrazione: si pensi al collegamento tirreno adriatico dell’alta capacità Napoli- Bari che non può e non deve fermarsi escludendo il resto delle provincie ricostruendo un muro tra il nord e il sud della Puglia; così come alla questione dei depuratori che ancora oggi nonostante i richiami europei scaricano in mare presso località premiate dalle 5 vele ed ad alto valore ambientale e paesaggistico; si pensi soprattutto al ciclo dei rifiuti che aspetta di essere definitivamente chiuso, rinviando di anno in anno la costruzione delle impiantistiche adeguate, conferendo in discarica, vessando finanziariamente i cittadini.

Di questo bisogna preoccuparsi, altrimenti ogni possibile cura economica o fiscale sarà ininfluente sul futuro sostenibile e ed economicamente solido della Puglia tutta. Abbiamo bisogno di riportare alla normalità questo pezzo di Sud che arranca ed è lontano da standard raggiunti da decenni nel resto d’Europa.

Un aeroporto strategico per l’economia e le vite dei cittadini e che serve l’intera penisola Salentina sprovvisto di un collegamento ferroviario non può definirsi Europa, è accaduto per Bari si può fare anche a Brindisi, come non è Europa l’assenza totale di un servizio pubblico su rotaia nei giorni festivi e l’assenza di un contratto di servizio che possa garantire fruibilità piena e adeguata per dodici mesi all’anno. Sergio Blasi

Prima di azioni speciali, abbiamo bisogno di azioni normali, l’abc per un paese degno di essere tra i grandi della terra.

Bisogna altrimenti amaramente considerare, ancora una volta, che a Roma come a Bari, un nord non vuole per nulla preoccuparsi di ciò che c’è più a sud, sempre più Sud.

San Basilio, tensione di notte #notap e Sindaci al presidio

MELENDUGNO (Lecce) – Notte di alta tensione a Melendugno, dove alcune centinaia di attivisti e cittadini che si oppongono alla realizzazione del gasdotto Tap hanno cercato di bloccare i mezzi della ditta incaricata di spostare gli ultimi 43 ulivi rimasti sul cantiere di San Foca. È li che dovrà approdare l’infrastruttura energetica proveniente dall’Azerbaijan ed è lì che, già nei mesi di marzo e aprile, sono state effettuate dure contestazioni da parte della popolazione contraria all’opera. I lavori veri e propri sono fermi da inizio maggio, in virtù dell’impegno della società Trans Adriatic Pipeline a non lavorare durante il periodo estivo, ma stanotte, con un blitz improvviso, i camion – scortati da una lunga colonna di mezzi blindati di polizia, carabinieri e guardia di finanza – sono tornati a Melendugno.

INCHIESTA L’ESPRESSO I segreti del Tap

Il primo blocco stradale è stato effettuato poco dopo la mezzanotte all’altezza del paese di Vernole ma è stato subito dissolto dalla massiccia presenza delle forze dell’ordine, che hanno spostato di peso alcuni manifestanti che occupavano la strada. Il secondo blocco è avvenuto all’ingresso di Melendugno, dove due camion che lavorano per Tap sono stati danneggiati da alcuni manifestanti più estremisti, che hanno tagliato le ruote e distrutto alcuni fanali.

Militarizzata la zona del presidio No Tap, costituito dal 17 marzo davanti al cantiere del gasdotto e bloccati facilmente i pochi attivisti che erano rimasti nella zona. Per raggiungere l’area, le forze dell’ordine hanno dovuto smontare le barricate che erano state innalzate nelle scorse settimane. Alla manifestazione hanno partecipato anche i sindaci di Melendugno e Martano, Marco Potì e Fabio Tarantino, nonché il vicesindaco di Melendugno, Simone Dima, che ha ribadito come nella Via rilasciata dal ministero dell’Ambiente alla multinazionale fosse stato assunto l’impegno di Tap di non lavorare durante il periodo estivo per non danneggiare la stagione turistica.

Nel corso della notte sono stati effettuati numerosi blocchi stradali, con ulteriori momenti di tensione e qualche manganellata sui manifestanti che cercavano di fermare i mezzi nei pressi della Masseria del Capitano, il sito di stoccaggio in cui saranno portati gli ulivi espiantati. All’alba il paese era ancora completamente presidiato e bloccate tutte le strade di accesso,  con deviazione del traffico dalla Regionale 8 e dalle provinciali limitrofe.

Il sindaco Potì ha sottolineato come “Tap abbia una disposizione di legge, secondo cui da giugno a settembre non si lavora sulla costa per non intralciare la stagione balneare”. “Abbiamo le marine di Melendugno piene di turisti – ha aggiunto il primo cittadino –  e qui ci sono trecento poliziotti che hanno isolato il paese. Non è possibile che accada una cosa del genere in una notte d’estate in una delle località turistiche più importanti della Puglia”.

Il sindaco ha inoltre criticato la mancata comunicazione della ripresa dei lavori: “Non riceviamo da tempo comunicazioni dalla Prefettura ne ufficiali ne informali, siamo completamente all’oscuro di ciò che avviene sul nostro territorio. Ci appelliamo al rispetto della legge e vorremmo che la rispettassero tutti, a cominciare dalla Tap”.

Fonte: http://bari.repubblica.it

La via Francigena va oltre Leuca

  1. I comuni interressati alla via Francigena, la lettera che li avvisa:
    SpeleoTrekkingSalento
    Leccce

Illustrissimi Sindaci dei 24 Comuni salentini direttamente interessati dal Cammino per Leuca o Leucadense: Brindisi, S.Pietro Vernotico,Torchiarolo, Squinzano, Surbo, Lecce, Cavallino, Lizzanello, S. Donato, Sternatia, Zollino, Soleto, Galatina, Sogliano, Cutrofiano, Supersano, Ruffano, Specchia, Alessano, Salve, Morciano, Patù, Gagliano, Castrignano del Capo.
IMPORTANTISSIMO!
LA VIA FRANCIGENA ORA TERMINA a S.M. di LEUCA
IL CAMMINO PER LEUCA O LEUCADENSE PRENDE IL VOLO…
Così IL SALENTO RIFULGERA.
Sin dal 1997, poi ininterrottamente, dal 2004 fino alla attuale XIV edizione 2017, l’eco del nostro pellegrinaggio ha superato i confini.
L’Europa e l’Italia guardano sempre di più al Salento, al Capo di Leuca, all’Erma Antica, alla miracolosa Basilica autenticamente de Finibus Terrae ed alla Celeste Signora che vi alberga ma, anche, al vicino Santuario preistorico della Grotta Porcinara.
E iniziammo per primi, dal 2004, a portare avanti, ininterrottamente, il Cammino Leucadense da Brindisi fino a S.M. di Leuca per concretizzare il terminale e convergenza delle Vie Francigene a Punta Mèliso con il Santuario de finibus terrae.
Ci hanno seguito, oltre a migliaia di conterranei, anche, i pellegrini della Rete dei Cammini con i Giubilantes di Como, il Gruppo dei 12 di Roma, i pellegrini di Verona e nel 2015, pellegrini dalla lontana Norvegia, dalla Germania, Francia ed uno dall’Australia, accomunati nel Pilgrims Crossing Borders (Pellegrini attraverso i confini). Ripartiti da Roma per Brindisi, quest’ultimi, hanno voluto concludere il cammino al vero finisterrae (150 mt dal Mediterraneo), terminale Mariano, compiacendosi per l’ accoglienza di alcuni Comuni salentini.
Da ora in avanti, così come da noi, sempre, sostenuto, voluto ed auspicato, dopo il recente OK della Regione Puglia, tutti i pellegrini convergeranno a Leuca, quale “TERMINALE oltre che CONVERGENZA STORICO, GEOGRAFICO e SPIRITUALE delle VIE FRANCIGENE del SUD/EST e d’EUROPA”. Aumenteranno i flussi turistici e pellegrinaggi così, come sta già avvenendo fin dal 31 gennaio 1993, da quando iniziai l’attività di Trekking in tutto il territorio Salento fino a quella data, quasi letteralmente sconosciuto alle masse.
Il 5 febbraio 2017 mi è giunto graditissimo, su targa, il ringraziamento di tutti gli operatori turistici della Rete Capo di Leuca Network.
Nel 2016 l’esperienza dei Pilgrims Crossing Borders si è ripetuta a ritroso quale autentica Via Romea. Tra il 4 settembre e il 9 ottobre 2016, ripartiti dalla Basilica di S.M. di Leuca, i pellegrini, dopo aver percorso il Cammino Leucadense al seguito di SpeleoTrekkingSalento fino a Brindisi, hanno proseguito, a piedi, col nostro Fernando Alemanno (promotore di Pellegrini di pace nel mondo), portando fino a Piazza San Pietro, all’Angelus con Papa Francesco, la bandiera con l’immagine della Madonna di Leuca.

Riccardo Rella

Si è concretizzato, così, un altro nostro sogno: “L’ASSE VIARIO DEL PELLEGRINO”: dall’estremo Sud Est inglese di Canterbury, per Roma, per Benevento e Brindisi fino all’estremo Sud Est italiano di S.M di Leuca o viceversa. Leuca ha tutte le carte in regola per essere considerata, come ripetiamo da tanti anni “TERMINALE e CONVERGENZA STORICO-GEOGRAFICO-SPIRITUALE delle VIE FRANCIGENE del SUD Est e D’EUROPA”.
Dalla Via Appia di Brindisi, poi, sulla Traiana fino a Valesium, Il Cammino per Leuca o Leucadense si avvia lungo la linea mediana ricolma di testimonianze storiche e di preziosità Mariane. Gli antichi pellegrini preferivano procedere all’interno del territorio per sfuggire alle incursioni dal mare, lontani dalle paludi malariche che infestavano le coste ed anche le vie militari romane. Il confluire sull’asse mediano ricolmo di testimonianze Mariane facilita, altresì, una fraterna, rispettosa e cristiana aggregazione con tutti gli altri comuni sia da Est che da Ovest.
Illustrissimi Sigg. Sindaci! Onde evitare di far dissolvere l’onda emotiva, dopo la recente approvazione della Regione Puglia, invitiamo le SV ill.me a voler tabellare i tratti di competenza con semplici frecce indicatrici da mt 1.oox0.20, come da foto allegate, da sistemare da confine a confine di ciascun Comune. Alcuni comuni, Torchiarolo per primo, hanno provveduto o già chiesto la nostra gratuita collaborazione in tal senso. Il momento è importantissimo per tutto il territorio e per le ricettività salentine. Presto però… è tempo di fare molto presto!
Un grazie di cuore a tutti coloro i quali hanno e continuano a sostenere questo nostro obiettivo.

Riprendere in mano il proprio destino: ritorno alla terra, alla consapevolezza.

Introducendo “Vivere senza supermercato” di Elena Tioli. Francesco Manni, Serena Fiorentino, Francesca Casaluci, Helen Centobelli, Drake S. Masciullo, Giovanni Pellegrino, Simone Russo

Una scommessa, un auspicio sortito da facili slogan o parole d’ordine che, in determinati periodi avrebbero la funzione di esorcizzare paure serpeggianti nel comune sentire?
Parrebbe di no, almeno nel felice contesto della serata indetta da Nuova Messapia, Salento Km zero e Ritorno alla Terra, per la giornata di martedì 30 maggio 2017, a Soleto (sala DNA Donna-Nuova Messapia).
Difatti, gli interventi incentrati attorno alla testimonianza di Elena Tioli, giovane mantovana – di romana adozione – assertrice della provata, esperita condizione di transfuga dal ruolo di “consumatore”, collimano, spontaneamente, verso un nuovo (?) disegno sociale, comunitario, che restituisce agli uomini il senso di una condizione esistenziale – produttiva, simbolica, relazionale – nella quale asimmetrie, ineguaglianze, subordinazioni cedono il passo ad un rapporto ecologico e responsabile con i propri simili e contesto di vita (alias Natura). “Vivere senza supermercato” è la sfida ed il suggerimento di Elena. Vivere senza pesticidi è la risposta di realtà quali Agricola Piccapane (Cutrofiano di Lecce), da almeno undici anni sul fronte della “certificazione partecipata”, della produzione orticola (ma non solo), che si fa forte delle consapevolezze e pratiche agricole di un’agricoltura naturale, onesta, “a misura d’uomo” (non scevra di difficoltà legate al superamento di atteggiamenti ancora duri a morire nel consumatore locale).

Vivere rompendo gli schemi del modello carrierista delle nostre attempate società occidentali: è quel che racconta Serena, giovane madre salentina che, come Elena, ad un certo punto della propria vita avverte le incongruenze di un “modello per la felicità” consumista e che, in un nuovo progetto di vita (questa volta sì, realmente imprenditoriale) oculato ed intelligente, ridisegna spazi e tempi per una produzione ecocompatibile, familiare, rispettosa delle colture e dei ritmi della propria vita, della propria terra. Serena torna, con la propria famiglia, attore consapevole della propria esistenza, dei legami solidali fra uomini. Perché, esattamente tale solidarietà, fra uomini, ritorna (rientrata dalla finestra della Storia) nei vissuti di questi piccoli-grandi donne e uomini, impegnati nella ricostruzione – a tutte le latitudini – del senso dello stare al mondo.

“Stare al mondo per calarsi aderentemente nel modello competitivo delle professioni, della produzione ad ogni costo?”. Sembrerebbe privo di reti di sicurezza – per quanto fascinoso, accattivante – un modello produttivo, di sviluppo che, dinanzi a singoli rovesci di fortuna, improvvisamente, lascerebbe l’individuo solo, indebolito, dinanzi alle ferree leggi del mercato, del consumo (ovvero, chi ha diritto o meno all’accesso al consumo). Tale condizione – inizialmente spiazzante, oscura – conosce Elena Tioli. “Ero una consumista”, afferma pulita, senza mezzi termini. “Non mi ero mai posta questioni legate ad un consumo critico”, continua. Il suo intervento, breve ed incisivo, ricorda come gran parte degli stessi cittadini critici ed impegnati siano, comunque, nati e cresciuti, socializzati in una società votata alla produzione. Le sue parole, oneste, focalizzano attenzione al “processo”: come un individuo, in un qualsivoglia momento della propria vita, possa acquisire consapevolezza delle aporie del “mercato”. E come tale momento, rappresenti, alle volte, una salvifica occasione da cui ricominciare. Ricominciare insieme agli altri; ricominciare intessendo modalità produttive (vedi ad es. i G.A.S., gruppi d’acquisto solidale, nei quali produttori e acquirenti si incontrano in una cornice conviviale, non meramente commerciale, aperta a dimensioni sociali e culturali) etiche, responsabili, sia nei riguardi della tutela delle risorse naturali, dei Beni Comuni, che della manodopera. “Noi ci occupiamo di sociale oltre che di agricoltura naturale” ribadisce, non a caso, la rappresentante di Luna, realtà agricola fra Seclì e Galatone.
“Noi stiamo facendo”, coniuga nei tempi opportuni Tommaso, membro della virtuosa Piattaforma locale di agricoltori nata attorno a Salento Km Zero (ma non solo), sulla soglia del varo del Manifesto comune. “Stiamo facendo: non diciamo ‘faremo’”. E tale impegno si lega, nelle sue prassi, alla difesa concreta del territorio, dal basso: nei confronti di speculazioni agite da multinazionali ed affaristi. Speculazioni che, laddove non emergano macroscopicamente come grandi opere ingegneristiche impattanti, ingenerano comunque esternalità negative per il territorio. Di inquinamento del terreno e della falda acquifera, oltre che dell’aria, parla a tal proposito Salvatore, cittadino soletano, convinto fautore del monitoraggio della prima, a carico dell’autotassazione volontaria di singoli cittadini. Nel suo racconto, Salvatore non cela il rapporto non sempre collaborativo, facilitatore di soggetti istituzionali.

Ma al di là di note, osservazioni realiste, non ingenue, la sala – ben attenta e gremita – sa accogliere, maturamente, gli input ed esperienze offerte dai relatori intervenuti. Diverse domande, considerazioni, trattenute sulle labbra, si riservano di manifestarsi nella dimensione conviviale del conseguente rinfresco – rigorosamente biologico, offerto da Agricola Piccapane e Produzione Giancane – a degno completamento dell’incontro.

Adriana Pulití