TAP: L’INCHIESTA CHE LA FA TREMARE

L’inchiesta che fa tremare il Tap
15 SETTEMBRE 2017 / ELENA GEREBIZZA

Lunedì 11 settembre alcuni più grandi giornali europei, tra gli altriThe Guardian (Regno Unito),Süddeutsche Zeitung (Germania) eLe Monde (Francia), hanno pubblicato l’inchiesta della rete di giornalismo investigativo OCCRPAzerbaijani Laundromat. Il reportage racconta delle 16mila operazioni bancarie realizzate da quattro società registrate nel Regno Unito, ma controllate da offshore anonime, che hanno fatto transitare in Europa circa 2,5 miliardi di euro che secondo i giornalisti sarebbero riconducibili a businessman e al governo dell’Azerbaigian.

Le operazioni bancarie – il database completo è scaricabilequi – sono avvenute tra il 2012 e il 2014. Oltre all’acquisto di beni di lusso – immobili, gioielli, automobili, vestiti di alta moda, al pagamento di tasse universitarie e spese dentistiche – comprendono anche il pagamento di parcelle da centinaia di migliaia di euro a giornalisti e politici europei.

Tra questi, il tedesco Eduard Lintner, ex parlamentare e sottosegretario di Stato della CSU (alleato della CDU di Angela Merkel). Fino al 2010, Lintner è stato vice-presidente del Comitato per i diritti umani e membro delComitato monitoraggio dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Nel 2009 ha fondato la Società per la promozione delle relazioni tra Germania e Azerbaigian (GEFDAB), con sede a Berlino, una delle diverse realtà che svolgono attività di lobby pro-Azerbaigian nate negli stessi anni in diversi paesi europei. Secondo le informazioni pubblicate da OCCRP, tra il 2012 e il 2014 Lintner avrebbe ricevuto 758.500 euro da due delle quattro società monitorate, la Metastar Invest LLP e la Hilux Services LLP. Il politico tedesco ha dichiarato alla Suddeutsche Zeitung che i soldi sarebbero stati versati dalla Association for Civil Society Development in Azerbaijan (ACSDA), un’organizzazione non governativa guidata da Elkhan Suleymanov, parlamentare di Baku e membro dell’assemblea parlamentare del consiglio d’Europa (PACE).

Tra il 2012 e il 2014, le stesse società avrebbero versato 425mila euro su due conti correnti intestati a Kalin Mitrev, delegato dal governo della Bulgaria a rappresentare il suo Paese nell’esecutivo della Banca  Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (EBRD). Mitrev sarebbe al centro di un’indagine aperta dall’esecutivo di Sofia  in seguito alla pubblicazione dell’inchiesta sul The Guardian.

Anche sua moglie,  Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco e  candidata nel 2016 a Segretario Generale dell’Onu, qualche anno fa sarebbe finita nell’occhio del ciclone fa in seguito all’acquisto di proprietà immobiliari a New York, Londra e Parigi per importi superiori alle sue entrate per diversi milioni. Gli acquisti sarebbero avvenuti tra il 2012 e il 2014, come denunciato dalle inchieste della rete di giornalismo investigativo bulgara Bivol.

Il presidente dell’Azerbaijan’Ilham Aliyev

Che cosa c’entra il TAP?

Come segnalato al The Guardiancon una lettera firmata anche da Re:Common,  c’è una pezzo che andrebbe aggiunto in questa mega inchiesta internazionale. Mancacioè il quadro degli interessi dell’Azerbaigian, che potrebbero spiegare un dispiego così massiccio di risorse.

Primo, non è la prima volta che sentiamo nominare le quattro società attraverso cui sono transitati i miliardi di euro dell’inchiesta Azerbaijani Laundromat. I loro nomi li avevamo letti in diversi  articoli del TheGuradian (, 2). Si tratta insomma delle stesse società parte dell’indagine per corruzione internazionale e riciclaggio di denaro a carico di Luca Volontè, quelle tramite cui sarebbero transitati i soldi diretti a lui e su cui ha indagato la procura di Milano.

Secondo, proprio tra il 2012 e il 2014 venivano prese a livello europeo diverse decisioni che riguardavano l’Azerbaigian e le future relazioni economiche con i paesi membri dell’Unione Europea.Ne ha parlato Report con l’inchiestaCaviar Democracyuscita lo scorso dicembre, che avevamo ripreso anche noi inquesto articolo.

Terzo, in seguito alla bocciatura del Rapporto Strasser nell’ambito del Consiglio d’Europa, che riguardava le violazioni dei diritti umani in Azerbaigian, e alla “scelta” del TAP e del resto del Corridoio Sud del gas come “Progetti di interesse comune” dalla Commissione europea, la russa Lukoil ha ricevuto il primo prestito per avviare la seconda fase di esplorazione del giacimento di Shah Deniz in Azerbaigian da parte della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Quella dove Kalin Mitrev è uno dei direttori esecutivi (ovvero tra i delegati dei governi che non solo decidono in merito ai prestiti, ma orientano anche le aree di interesse della Banca).

Coincidenze? Può essere. Di certo se Danske Bank ha avviatoun’indagine interna sulla sua filiale in Estonia dove è transitato il fiume di denaro distribuito poi un po’ ovunque, forse qualche dubbio sulla limpidezza delle transazioni c’è. E se una parte dei soldi versati dall’Azerbaigian nelle quattro società proviene dalla principale banca di sviluppo pubblica del Paese, l’International Bank of Azerbaijan (di cui abbiamo parlatoqui,  allora anche le istituzioni europee dovrebbero porsi alcune domande.

A ottobre infatti sia la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo che la Banca europea degli investimenti si preparano a decidere su due mega prestiti per il Corridoio sud: 2 miliardi per il TAP e  1,5 miliardi per il TANAP. Il governo dell’Azerbaigian è azionista di maggioranza di entrambi i progetti, e sapere che istituzioni pubbliche partecipate dal governo azero versano cifre a sei e più zeri in società anonime sospettate di essere veicoli per riciclaggio di soldi, o corruzione internazionale, non è proprio una bel biglietto da visita.

Fonte: https://comune-info.net/2017/09/linchiesta-tremare-tap/

Corea del Nord, sgancia bomba a idrogeno: terremoto 6.4. Reazione internazionale

Più che un timore, era un inucbo. Diventato realtà: Kim Jong-un ha lanciato un nuovo test atomico, il sesto. Il più devastante di sempre, tanto che ha provocato un terremoto 6.3 che ha scosso la Corea del Nord. L’ultima provocazione, probabile preludio all’inizio delle manovre militari contro Pyongyang di Stati Uniti e Seul. La conferma del test è arrivata dal governo della Corea del Sud: il presidente Moon jae-in ha convocato il Consiglio di sicurezza e l’esercito ha innalzato il livello d’allerta predisponendo l’attivazione del “team di risposta” alla minaccia atomica. Ci si prepara alla guerra, quella vera.

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/11/corea-del-nord-kim-jong-un-non-e-pazzo-e-sta-mettendo-nel-sacco-usa-e-/35191/

Dal Giappone, il premier Shinzo Abe afferma che il Paese “non può tollerare” un altro test nucleare di Kim. Dunque ha spedito in volo i jet a cercare le possibile radiazioni: il test era talmente potente che potrebbe avere conseguenze su tutta l’area. Anche la Cina avrebbe fatto sorvolare i sui jet al confine nordcoreano: un gesto senza alcun precedente, poiché la Cina ha sempre cercato di “proteggere” il regime comunista. Ma il terremoto causato dal test nucleare ha fatto tremare anche il Nordest del Dragone, e questo non può essere tollerato.

Il mondo, insomma, è in allarme. E lo era già prima ancora che il pazzo nordcoreano intraprendesse un secondo, devastante, test (ammesso che fosse un test): un secondo terremoto 4.6, infatti, è stato registrato nello stesso sito. Due test oppure il secondo sisma è stato una conseguenza della prima esplosione e del primo terremoto? Questo, ancora non è chiaro. In uno scenario drammatico, c’è anche chi lancia un altro terrificante allarme: è possibile il crollo del tunnel nel sito di Punggye-ri, con il conseguente rischio di fuga di radiazioni.

Di sicuro, c’è che la Corea del Nord ha effettuato il test nucleare più grande di sempre. Una sorta “risposto alla grande prova di forza e coordinamento dimostrata da americani, coreani e giapponesi”, ha sottolineato interpellato dalla Cnn l’ex attaché militare degli Usa, Rick Francona. Il militare si riferiva a una esercitazione a colpi di jet e lanci di bombe al confine, intrapresa dopo l’ultimo sorvolo di un Hwasong-12 sul Giappone. Esercitazione voluta proprio per mettere pressione a Kim Jong-un, il quale però continua a provocare e a soffiare sul fuoco. In quest’ultmo test, la potenza del terremoto è compatibile con l’esplosione di una bomba a idrogeno, ancor più devastante rispetto agli ordigni nucleari. E, anzi, il fatto che si trattasse almeno di una bomba a idrogeno viene dato per certo dalle intelligence.

La cosiddetta bomba H, quella all’idrogeno appunto, è in grado di provocare un’esplosione termonucleare. I nordcoreani giurano che potrebbe valere “da dieci a centinaia di chilotoni” di potenza ed è pronta a essere “miniaturizzata” su un missile intercontinentale: come i due Hwasong-14 capaci di raggiungere gli Stati Uniti testati a luglio.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13227730/corea-del-nord-sesto-test-nucleare-bomba-idrogeno-terremoto.html

ZES, le Zone Economiche Speciali

Ho letto con interesse la discussione sulle ZES, le Zone Economiche Speciali.

Incentivi alle imprese, benefici fiscali, credito d’imposta e nuovi progetti imprenditoriali per aree strategiche individuate di concerto tra i vari livelli istituzionali.


Gli interventi che verranno previsti, qualsiasi sia la delimitazione delle aree e al netto delle discussioni di campanile, saranno utili per una infrastruttura economica e fisica che però ancora una volta, pur strategica nel suo aspetto logistico, non arreca benefici concreti e basilari sulla vita delle economie territoriali e trascura presupposti irrinunciabili per tali obiettivi. La solita aspirina, il palliativo che rinuncia a curare realmente il malato.
strategic
Il governo Regionale, deputato ad un ruolo importantissimo nella definizione delle aree e degli obiettivi di rinascita economica, pur tenendo giustamente a cuore la città di Taranto e l’area brindisina con i loro sistemi portuali, non può e non deve trascurare il deficit infrastrutturale in cui versa la Puglia meridionale e di cui parliamo costantemente inchiodati e immobili in una palude politica e amministrativa da cui non si vuole evadere.

Questioni impellenti e paradossi nel governare impediscono qualsiasi reale miglioramento di questa terra isolata e destinata alla non amministrazione: si pensi al collegamento tirreno adriatico dell’alta capacità Napoli- Bari che non può e non deve fermarsi escludendo il resto delle provincie ricostruendo un muro tra il nord e il sud della Puglia; così come alla questione dei depuratori che ancora oggi nonostante i richiami europei scaricano in mare presso località premiate dalle 5 vele ed ad alto valore ambientale e paesaggistico; si pensi soprattutto al ciclo dei rifiuti che aspetta di essere definitivamente chiuso, rinviando di anno in anno la costruzione delle impiantistiche adeguate, conferendo in discarica, vessando finanziariamente i cittadini.

Di questo bisogna preoccuparsi, altrimenti ogni possibile cura economica o fiscale sarà ininfluente sul futuro sostenibile e ed economicamente solido della Puglia tutta. Abbiamo bisogno di riportare alla normalità questo pezzo di Sud che arranca ed è lontano da standard raggiunti da decenni nel resto d’Europa.

Un aeroporto strategico per l’economia e le vite dei cittadini e che serve l’intera penisola Salentina sprovvisto di un collegamento ferroviario non può definirsi Europa, è accaduto per Bari si può fare anche a Brindisi, come non è Europa l’assenza totale di un servizio pubblico su rotaia nei giorni festivi e l’assenza di un contratto di servizio che possa garantire fruibilità piena e adeguata per dodici mesi all’anno. Sergio Blasi

Prima di azioni speciali, abbiamo bisogno di azioni normali, l’abc per un paese degno di essere tra i grandi della terra.

Bisogna altrimenti amaramente considerare, ancora una volta, che a Roma come a Bari, un nord non vuole per nulla preoccuparsi di ciò che c’è più a sud, sempre più Sud.

San Basilio, tensione di notte #notap e Sindaci al presidio

MELENDUGNO (Lecce) – Notte di alta tensione a Melendugno, dove alcune centinaia di attivisti e cittadini che si oppongono alla realizzazione del gasdotto Tap hanno cercato di bloccare i mezzi della ditta incaricata di spostare gli ultimi 43 ulivi rimasti sul cantiere di San Foca. È li che dovrà approdare l’infrastruttura energetica proveniente dall’Azerbaijan ed è lì che, già nei mesi di marzo e aprile, sono state effettuate dure contestazioni da parte della popolazione contraria all’opera. I lavori veri e propri sono fermi da inizio maggio, in virtù dell’impegno della società Trans Adriatic Pipeline a non lavorare durante il periodo estivo, ma stanotte, con un blitz improvviso, i camion – scortati da una lunga colonna di mezzi blindati di polizia, carabinieri e guardia di finanza – sono tornati a Melendugno.

INCHIESTA L’ESPRESSO I segreti del Tap

Il primo blocco stradale è stato effettuato poco dopo la mezzanotte all’altezza del paese di Vernole ma è stato subito dissolto dalla massiccia presenza delle forze dell’ordine, che hanno spostato di peso alcuni manifestanti che occupavano la strada. Il secondo blocco è avvenuto all’ingresso di Melendugno, dove due camion che lavorano per Tap sono stati danneggiati da alcuni manifestanti più estremisti, che hanno tagliato le ruote e distrutto alcuni fanali.

Militarizzata la zona del presidio No Tap, costituito dal 17 marzo davanti al cantiere del gasdotto e bloccati facilmente i pochi attivisti che erano rimasti nella zona. Per raggiungere l’area, le forze dell’ordine hanno dovuto smontare le barricate che erano state innalzate nelle scorse settimane. Alla manifestazione hanno partecipato anche i sindaci di Melendugno e Martano, Marco Potì e Fabio Tarantino, nonché il vicesindaco di Melendugno, Simone Dima, che ha ribadito come nella Via rilasciata dal ministero dell’Ambiente alla multinazionale fosse stato assunto l’impegno di Tap di non lavorare durante il periodo estivo per non danneggiare la stagione turistica.

Nel corso della notte sono stati effettuati numerosi blocchi stradali, con ulteriori momenti di tensione e qualche manganellata sui manifestanti che cercavano di fermare i mezzi nei pressi della Masseria del Capitano, il sito di stoccaggio in cui saranno portati gli ulivi espiantati. All’alba il paese era ancora completamente presidiato e bloccate tutte le strade di accesso,  con deviazione del traffico dalla Regionale 8 e dalle provinciali limitrofe.

Il sindaco Potì ha sottolineato come “Tap abbia una disposizione di legge, secondo cui da giugno a settembre non si lavora sulla costa per non intralciare la stagione balneare”. “Abbiamo le marine di Melendugno piene di turisti – ha aggiunto il primo cittadino –  e qui ci sono trecento poliziotti che hanno isolato il paese. Non è possibile che accada una cosa del genere in una notte d’estate in una delle località turistiche più importanti della Puglia”.

Il sindaco ha inoltre criticato la mancata comunicazione della ripresa dei lavori: “Non riceviamo da tempo comunicazioni dalla Prefettura ne ufficiali ne informali, siamo completamente all’oscuro di ciò che avviene sul nostro territorio. Ci appelliamo al rispetto della legge e vorremmo che la rispettassero tutti, a cominciare dalla Tap”.

Fonte: http://bari.repubblica.it

truffa con soldi pubblici, quattro arrestati tra cui la presidente Antiracket

Truffa per ottenere soldi pubblici, quattro arrestati tra cui la presidente dello Sportello Antiracket

12/05/2017 | 10:13

Lecce. Scoppia l’ennesima bufera in piena campagna elettorale, proprio nei giorni della presentazione delle liste a Palazzo Carafa.

Una presunta truffa per ottenere contributi ed agevolazioni attraverso fondi pubblici, con il coinvolgimento di noti politici, commercialisti, avvocati e dipendenti comunali.

Il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, ha arrestato quattro persone, mentre per altre due sono state emanate misure interdittive della professione.
Si tratta, tra gli altri, di Maria Antonietta Gualtieri, presidente dell’associazione antiracket di Lecce, e Lillino Gorgoni, funzionario del Comune di Lecce.

Misura interdittiva di divieto di ricoprire cariche pubbliche per l’attuale assessore al Bilancio del Comune di Lecce Attilio Monosi e per l’avvocato Marco Fasiello, uno dei legali dell’associazione antiracket.

La misura è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Gallo, su istanza dei pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci.

I dettagli.
I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo salentino stanno eseguendo arresti e sequestri nei confronti di quello che appare a tutti gli effetti un sodalizio criminoso dedito a reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, concussione, falso.

I finanziamenti, sarebbero stati indebitamente percepiti dall’associazione antiracket operante su Lecce, Brindisi e Taranto. I soldi pubblici erano destinati a rafforzare le iniziative in materia di contrasto al racket e all’usura attraverso l’istituzione di tre sportelli nelle province di riferimento, presso i quali le vittime di racket possono trovare assistenza  con l’ausilio di specifiche figure professionali tra avvocati, commercialisti, esperti del settore bancario.

L’attività di indagine sembra aver scoperchiato il vaso di Pandora. A quanto pare, a capo del sodalizio ci sarebbe la presidente dell’associazione, Maria Antonietta Gualtieri, la quale – sulla base delle accuse – avvalendosi dell’apporto di numerosi altri soggetti, tra inquadrati all’interno della stessa associazione e pubblici amministratori, oltre che privati imprenditori, avrebbe posto in essere più condotte delittuose volte al fraudolento accesso ai finanziamenti.

Nel dettaglio delle indagini, emergerebbe che, aI fine di percepire indebitamente i fondi, Ia Gualtieri, nel maggio 2012, avrebbe stipulato apposita convenzione con I’Ufficio del Commissario Antiracket istituito presso il Ministero dell’lnterno e con le amministrazioni comunali di Lecce, Brindisi e Taranto per I’istituzione di 3 sportelli presso ciascun capoluogo, aventi il fine di prestare assistenza alle vittime del racket e dell’usura e favorire l’accesso ai finanziamenti previsti dal Fondo di Solidarietà.

L’indagine svelerebbe che l’ Associazione e i relativi Sportelli siano di fatto non operativi e costituiti all’unico fine di frodare i finanziamenti pubblici mediante fittizia rendicontazione di spese per il personale ivi impiegato, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti relativi all’acquisizione di beni e servizi; rendicontazione di spese per viaggi e trasferte in realtà mai eseguite, falsa attestazione del raggiungimento degli obiettivi richiesti dal progetto in termini di assistenza ai nuovi utenti e numero di denunce raccolte.

E ancora. Dalle indagini emergerebbe che siano stati stipulati contratti di collaborazione con dipendenti fittizi e compiacenti professionisti, emettendo false buste paga ovvero ricevendo fatturazioni per prestazioni professionali inesistenti. Le somme indebitamente percepite dai fittizi collaboratori pare venissero successivamente restituite in contanti alla presidente dell’Associazione, fatte salve le ritenute previdenziali e assistenziali.

L’organizzazione documentava, inoltre, l’esistenza di spese fittizie per l’acquisizione di beni e servizi, inesistenti campagne pubblicitarie ed interventi di manutenzione presso le tre sedi, predisponendo una serie di  documenti, anche di natura fiscale, idonei a dimostrare il regolare svolgimento delle procedure di selezione delle aziende fornitrici e l’avvenuto pagamento delle prestazioni.
Come nel caso dei dipendenti fittizi, il piano truffaldino prevedeva che i finanziamenti indebitamente percepiti venissero dapprima bonificati in favore delle ditte che risultavano essere esecutrici, a pagamento delle forniture, e poi restituiti in contanti per un importo pari alla differenza tra l’importo fatturato ed una quota del 20%, quale “compenso” alla stessa azienda fornitrice, cui veniva aggiunto il rimborso delle spese effettivamente sostenute per la predisposizione della campionatura da trasmettere al Ministero.

Ma non finisce qui. Come spiegano nel particolare i finanzieri di Lecce, le indagini avrebbero permesso di accertare l’illecita percezione di finanziamenti destinati alle opere infrastrutturali e all’acquisto degli arredi presso le sedi di Lecce e Brindisi, denotando dirette responsabilità a carico degli amministratori comunali e dei direttori dei lavori coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni e nei pagamenti delle relative opere.

Le opere riguarderebbero lavori di ristrutturazione presso la sede di Lecce, in assenza della preventiva approvazione da parte dell’Ufficio del Commissario Antiracket, che venivano pagate con fondi del Comune anziché con i finanziamenti erogati dall’Ufficio del Commissario, al termine di specifica procedura di approvazione. La liquidazione veniva di fatto eseguita attraverso la creazione di un capitolo di spesa sprovvisto di copertura finanziaria, al fine di agevolare l’imprenditore affidatario dei lavori e consentirgli una veloce percezione di tali somme.

Tali condotte pare fossero legate a doppio filo a rapporti esistenti tra l’impresa esecutrice dei lavori e un funzionario pubblico che in cambio riceveva agevolazioni nel pagamento di alcuni lavori eseguiti dalla stessa ditta presso la propria abitazione.

In ultimo, al fine di sanare la situazione venutasi a creare in seguito ai rilievi mossi dall’Ufficio del Commissario Antiracket sulla irrituale procedura seguita edottenere il rimborso delle somme indebitamente anticipate, sarebbe stata predisposta documentazione fittizia, al fine di dimostrare il rispetto delle procedure previste per l’approvazione dei lavori, in realtà già ultimati e liquidati. Tali espedienti hanno tratto in inganno l’Ufficio del Commissario Antiracket che procedeva all’erogazione dei fondi direttamente in favore dell’impresa costruttrice, che riceveva in tal modo un ulteriore pagamento che andava ad aggiungersi a quello già ricevuto dal Comune di Lecce.

Stesso copione a Brindisi dove le condotte delittuose venivano accertate anche in relazione ai lavori eseguiti presso lo sportello cittadino, dove funzionari comunali, insieme all’amministratore della ditta incaricata della esecuzione delle opere, avrebbero certificato l’ultimazione e la regolare esecuzione dei lavori, in realtà non ancora completati.

A rendere il quadro ancora più complesso, pare che la presidente dell’associazione Gualtieri, avuta notizia della convocazione presso gli uffici del Nucleo di Polizia Tributaria di alcuni suoi collaboratori per essere sentiti quali persone informate sui fatti, abbia proceduto ad “istruire” i testimoni, affinché rendessero dichiarazioni difformi dal vero. Tutto per occultare le irregolarità che invece sono state portate a galla dalle complesse indagini.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno, pertanto, tecnicamente eseguito su delega della Procura della Repubblica di Lecce, 4 misure cautelari degli arresti, di cui 3 in carcere ed 1 ai domiciliari, notificato l’interdizione dai pubblici uffici a 7 soggetti e disposto a carico di 32 indagati il sequestro delle somme indebitamente percepite dal Ministero, per  un importo complessivamente superiore a 2 milioni di euro. #leccenews24

Proteste dei #NoTAP a Lecce Prefetto non servire la mafia

Donne in prima fila davanti alla Prefettura di Lecce

Quello che è successo oggi penso si ripeterà ancora, l’arroganza di un governo colluso con i poteri forti e delinquenziali. Non si può permettere di svendere il nostro territorio, specialmente se si è collusi e in odore di mafia. Tutti sanno quello che si sta perpetuando ai danni del Salento ed anche le inchieste che ha prodotto L’Espresso, servono a poco quando ormai si decide dall’alto e senza sentire il parere della popolazione. Vi pare giusto!?

Continua a leggere

Denuncia del Movimentro NO TAP – UN MALAFFARE TRA MARE E TERRA

Il “Movimento No Tap” ha diffuso da Melendugno il seguente comunicatoIn questi giorni Tap ha ripreso a lavorare in mare con l’utilizzo di Rov e Sonar per ulteriori prospezioni relative alla A5, una delle tante operazioni che ancora mancano al consorzio azero.

Alcuni degli ulivi espiantati fermi da giorni.

Queste prospezioni erano già state presentate ma a quanto pare erano insufficienti, da qui la necessità di ampliarle.
Per tali prospezioni Tap aveva il permesso della Capitaneria di Porto competente fino al 31 Marzo e ora ha chiesto una proroga fino al 5 ottobre.
Come è ormai prassi di Tap, si vuol far credere che i lavori siano iniziati seppur senza le necessarie ottemperanze, il tutto finalizzato al raggiungimento dei finanziamenti europei.
Il Comune di Melendugno ha comunicato alla Capitaneria di Porto che la proroga non è sufficiente in quanto, avendo Tap interrotto i lavori, bisognerebbe riproporre e autorizzare nuovamente l’intero iter; inoltre la data del 5 Ottobre proposta da Tap viola il DM 223: Tap non può recare danno all attività turistica e balneare né tantomeno limitare anche navigazione e fruizione dello specchio di mare in oggetto.

La fierezza dei sindaci in piazza Sant’Oronzo, tutti uniti contro La TAP.
I cittadini intervenuti a sostegno dell’iniziativa dei loro sindaci per la loro terra.

Cosa succede, invece, sul finto cantiere?
Ricordiamo che tutte le operazioni effettuate e quelle che son in corso si stanno svolgendo all’interno del recinto: bonifiche belliche, archeologia preventiva, espianto degli ulivi, sono tutte operazioni Ante Operam e cioè di preparazione all’avvio del vero cantiere e dunque, in quanto tali, non si possono considerare un avvio dei lavori.
Lo ribadiamo, stiamo assistendo a qualcosa di aberrante: si stanno sacrificando inutilmente gli ulivi senza che il progetto – presentato a febbraio di quest’anno – abbia le necessarie autorizzazioni per consentire la realizzazione del microtunnel.
In queste settimane siamo riusciti tanto a rallentare i lavori quanto a far emergere la non regolarità del “sistema Tap”.
Siamo riusciti a far tornare indietro trenta alberi che poi Tap ha abbandonato: tenendo fede al patto di tutela stretto con il nostro territorio e seguendo la linea della non violenza, abbiamo permesso che gli alberi venissero invasati e curati anche se, dobbiamo ammetterlo, temiamo che il metodo con cui si è proceduto al loro espianto abbia già segnato la loro fine.

NOI RESTIAMO IN PRESIDIO PERMANENTE A CONTROLLARE IL MALAFFARE TAP.

Speciale: San Basilio nel presidio “No TAP” la ronda spontanea dei tamburelli

Grande affluenza di artisti

Si è svolta a San Basilio nel presidio “No TAP” la ronda spontanea dei tamburelli. Alessia Tondo ed Emanuele Licci sono stati gli ideatori, ai quali abbiamo dato appoggio incondizionato. #pizzicalive #MovimentoNoTAP

Per prima cosa, bisogna ringraziare tutti i danzatori e musicisti che sono intervenuti, senza di loro non sarebbe stato un successo. Molti anche sono venuti da fuori regione, addirittura dalla Sicilia.

Grazie a tutti quelli che ci hanno messo la faccia

Qui di seguito gli artisti che sono intervenuti: #EmanueleLicci #GiulioBianco #AlessiaTondo #GioeleNuzzo #StellaGrande #RoccoNigro #RobertoChiga #DarioMuci #EnzaPagliara #CarloCanaglia #MoanaCasciaro #GiacomoCasciaro #CristinaFrassanito #LauraDeRonzo #LuigiNuzzo #DomenicoRiso #RoccoBorlizzi #MassimilianoDeMarco #EmanuelaGabrieli #RoccoMorciano #MinoCavallino #RaffaellaAprile #NinfaGiannuzzi #FabrizioDeMatteis #CantoriDiZollino Se qualcuno ci sará sfuggito chiediamo scusa anticipatamente.

Chiaramente sono intervenuti anche in nome dei loro gruppi, ma la cosa bella è stata anche la partecipazione di tutti quelli che sono venuti per simpatizzare. Magari un giorno ci costringeranno a fare delle altre ronde per sensibilizzare ed informare la gente che viene deviata dall’informazione ipocrita. Notare che non vi era nessuna televisione. (n.d.r.) Noi siamo noi, solo noi… noi usiamo il “tam-tam”, e statene certi non molleremo mai.

Si apre la ronda

Grazie a tutti e anche ai ragazzi del via del mare, che hanno esposto uno striscione triplice con scritto quello che pensano. Pizzica Live: Lu core nui bu damu… #ieureporter











Le foto di Mirko Francese: enter
Nel primo pomeriggio, la “Passione” in griko di Antimo Pellegrino e i “Cantori di Zollino” e poi a San Foca il momento informativo assieme alla Lilt, per “ribadire le posizioni della Lega Tumori circa la pericolosità del gasdotto dal punto di vista sanitario, stante la già compromessa situazione epidemiologica del territorio”.

Si ringraziano tutti i  media che non sono pervenuti, così sappiamo chi siete. #LuCesiri Prossimi aggiornamenti… 

SUICIDA NEL FIUME INSEGNANTE SORANA RITROVATA SOTTO LA CASCATA

Sora: 14-01-17
Il corpo senza vita dell’insegnante 60enne sorana gettatasi nel Liri intorno alle 20 di ieri è stato ritrovato stamane nei pressi della Cascata Grande a Isola del Liri.

Da indiscezioni si è saputo che stava litigando al telefono (n.d.r.)
I Vigili del Fuoco, Polizia Locale e forze dell’ordine. Prima di compiere l’insano gesto, nei pressi del Ponte San Lorenzo in pieno centro a Sora, la donna sarebbe stata vista da un testimone che avrebbe dato tempestivamente l’allarme.
isola-liri-ok
Purtroppo, anche l’arrivo immediato dei soccorsi non è servito per strappare la poveretta alla morte, anche perché il Liri era ingrossato e pieno di detriti che scorrevano velocemente a causa della copiosa pioggia caduta per tutta la giornata nel Sorano. Per questo motivo il corpo della donna è stato rinvenuto a circa 10 km dal punto in cui la stessa si è lasciata cadere nel fiume.
Tanti anche i cittadini che stanno assistendo alle operazioni. Il ponte è stato chiuso al traffico. Intanto pare che proprio ieri la professoressa, R.A., laureata in Giurisprudenza e attualmente assegnata al ruolo di sostegno, avesse accompagnato la classe a Roma.
ponte-sora-1

Stando sempre alle prime indiscrezioni, sembrerebbe che la donna, dopo aver parcheggiato la sua auto, una Lancia Musa, nei pressi del ponte di San Lorenzo, si sarebbe fermata a ridosso dello stesso e avrebbe iniziato una telefonata con il suo cellulare che ad un certo punto avrebbe assunto toni molto concitati. La 60enne avrebbe quindi bruscamente interrotto la conversazione e, con uno scatto repentino, si sarebbe gettata nelle acque del sottostante fiume sparendo nel nulla.

Immediato l’allarme, lanciato proprio dall’automobilista che aveva cercato di dissuaderla. La macchina dei soccorsi, nella speranza, seppur tenue considerando la temperatura gelida dell’acqua, di trovarla ancora viva, è tuttora in moto a pieno regime. Sul posto sono giunte 4 squadre dei vigili del fuoco con diversi sommozzatori, carabinieri, polizia, vigili urbani, protezione civile, amministratori comunali con in testa il sindaco Roberto De Donatis e molti semplici cittadini. Per aiutare le ricerche il Comune ha anche fatto subito riaccendere le luminarie natalizie posizionate sul fiume.

Le operazioni di recupero, effettuate dai sommozzatori dei vigili del fuoco sono state seguite da tanti cittadini che si sono accalcati lungo il fiume. Il silenzio,  in segno di rispetto per la vita, la sofferenza, la morte, era assordante. Sotto choc l’intera comunità di Sora che bene conosceva Rita, donna impegnata, intelligente. Ha fatto parte, tra l’altro, della commissione toponomastica del Comune di Sora.

Ora la salma è a disposizione delle Autorità. In città si prega per lei, in attesa dei funerali

In fiamme l’ex ospedale Galateo

Ennesimo incendio a Lecce, ieri intorno alle ore 18,00 all’interno dell’ex ospedale Galateo.

received_10206141361277745

Al terzo piano di una palazzina all’interno del complesso si è sviluppato, un incendio che ha causato disagi agli abitanti nei pressi di via vecchia Lizzanello. Infatti il fumo denso e maleodorante ha invaso l’intero quartiere. Sono andati in fumo vecchi documenti dell’archivio situato al terzo piano. Da notare che alcuni residenti, hanno avvisato la sicurezza del nosocomio, il complesso ormai abbandonato all’incuria è meta di vandali e ladri di rame, nonché ricettacolo di malattie. Infatti si sono notati nei paragi alcuni animali di stazza notevole, pare appartenessero ad un tipo di pantegana locale, ovvero “zoccule”. Ma veniamo al dunque, appunto subito poco dopo intervengono i vigili del fuoco allertati anche dai cittadini, che li conducono in via vecchia Lizzanello, da dove si introducono con le scale dal muretto di cinta. Dopo circa dieci minuti interviene anche l’istituto di vigilanza, ma non possiedono le chiavi. Passano ancora degli interminabili minuti, circa dieci, e miracolosame arriva una signora che apre il lucchetto del cancello. A questo punto, i vigili del 115, possono entrare dal cancello principale, ma ormai il danno è fatto. Si issano le scale per arrivare al piano interessato, e si comincia a combattere le fiamme. All’interno purtroppo vi sono documenti, plastica e materiale vario che nella combustione sprigionano un fumo denso e mal’odoroso. Si continua a combattere le fiamme, che solo intorno alle 23,30 vengono domate. Ora, mi domando e dico:”poteva finire peggio”!? Fra Comune, regione ed ASL, possibile che non si riesca a venirne a capo?