ZES, le Zone Economiche Speciali

Ho letto con interesse la discussione sulle ZES, le Zone Economiche Speciali.

Incentivi alle imprese, benefici fiscali, credito d’imposta e nuovi progetti imprenditoriali per aree strategiche individuate di concerto tra i vari livelli istituzionali.


Gli interventi che verranno previsti, qualsiasi sia la delimitazione delle aree e al netto delle discussioni di campanile, saranno utili per una infrastruttura economica e fisica che però ancora una volta, pur strategica nel suo aspetto logistico, non arreca benefici concreti e basilari sulla vita delle economie territoriali e trascura presupposti irrinunciabili per tali obiettivi. La solita aspirina, il palliativo che rinuncia a curare realmente il malato.
strategic
Il governo Regionale, deputato ad un ruolo importantissimo nella definizione delle aree e degli obiettivi di rinascita economica, pur tenendo giustamente a cuore la città di Taranto e l’area brindisina con i loro sistemi portuali, non può e non deve trascurare il deficit infrastrutturale in cui versa la Puglia meridionale e di cui parliamo costantemente inchiodati e immobili in una palude politica e amministrativa da cui non si vuole evadere.

Questioni impellenti e paradossi nel governare impediscono qualsiasi reale miglioramento di questa terra isolata e destinata alla non amministrazione: si pensi al collegamento tirreno adriatico dell’alta capacità Napoli- Bari che non può e non deve fermarsi escludendo il resto delle provincie ricostruendo un muro tra il nord e il sud della Puglia; così come alla questione dei depuratori che ancora oggi nonostante i richiami europei scaricano in mare presso località premiate dalle 5 vele ed ad alto valore ambientale e paesaggistico; si pensi soprattutto al ciclo dei rifiuti che aspetta di essere definitivamente chiuso, rinviando di anno in anno la costruzione delle impiantistiche adeguate, conferendo in discarica, vessando finanziariamente i cittadini.

Di questo bisogna preoccuparsi, altrimenti ogni possibile cura economica o fiscale sarà ininfluente sul futuro sostenibile e ed economicamente solido della Puglia tutta. Abbiamo bisogno di riportare alla normalità questo pezzo di Sud che arranca ed è lontano da standard raggiunti da decenni nel resto d’Europa.

Un aeroporto strategico per l’economia e le vite dei cittadini e che serve l’intera penisola Salentina sprovvisto di un collegamento ferroviario non può definirsi Europa, è accaduto per Bari si può fare anche a Brindisi, come non è Europa l’assenza totale di un servizio pubblico su rotaia nei giorni festivi e l’assenza di un contratto di servizio che possa garantire fruibilità piena e adeguata per dodici mesi all’anno. Sergio Blasi

Prima di azioni speciali, abbiamo bisogno di azioni normali, l’abc per un paese degno di essere tra i grandi della terra.

Bisogna altrimenti amaramente considerare, ancora una volta, che a Roma come a Bari, un nord non vuole per nulla preoccuparsi di ciò che c’è più a sud, sempre più Sud.

San Basilio, tensione di notte #notap e Sindaci al presidio

MELENDUGNO (Lecce) – Notte di alta tensione a Melendugno, dove alcune centinaia di attivisti e cittadini che si oppongono alla realizzazione del gasdotto Tap hanno cercato di bloccare i mezzi della ditta incaricata di spostare gli ultimi 43 ulivi rimasti sul cantiere di San Foca. È li che dovrà approdare l’infrastruttura energetica proveniente dall’Azerbaijan ed è lì che, già nei mesi di marzo e aprile, sono state effettuate dure contestazioni da parte della popolazione contraria all’opera. I lavori veri e propri sono fermi da inizio maggio, in virtù dell’impegno della società Trans Adriatic Pipeline a non lavorare durante il periodo estivo, ma stanotte, con un blitz improvviso, i camion – scortati da una lunga colonna di mezzi blindati di polizia, carabinieri e guardia di finanza – sono tornati a Melendugno.

INCHIESTA L’ESPRESSO I segreti del Tap

Il primo blocco stradale è stato effettuato poco dopo la mezzanotte all’altezza del paese di Vernole ma è stato subito dissolto dalla massiccia presenza delle forze dell’ordine, che hanno spostato di peso alcuni manifestanti che occupavano la strada. Il secondo blocco è avvenuto all’ingresso di Melendugno, dove due camion che lavorano per Tap sono stati danneggiati da alcuni manifestanti più estremisti, che hanno tagliato le ruote e distrutto alcuni fanali.

Militarizzata la zona del presidio No Tap, costituito dal 17 marzo davanti al cantiere del gasdotto e bloccati facilmente i pochi attivisti che erano rimasti nella zona. Per raggiungere l’area, le forze dell’ordine hanno dovuto smontare le barricate che erano state innalzate nelle scorse settimane. Alla manifestazione hanno partecipato anche i sindaci di Melendugno e Martano, Marco Potì e Fabio Tarantino, nonché il vicesindaco di Melendugno, Simone Dima, che ha ribadito come nella Via rilasciata dal ministero dell’Ambiente alla multinazionale fosse stato assunto l’impegno di Tap di non lavorare durante il periodo estivo per non danneggiare la stagione turistica.

Nel corso della notte sono stati effettuati numerosi blocchi stradali, con ulteriori momenti di tensione e qualche manganellata sui manifestanti che cercavano di fermare i mezzi nei pressi della Masseria del Capitano, il sito di stoccaggio in cui saranno portati gli ulivi espiantati. All’alba il paese era ancora completamente presidiato e bloccate tutte le strade di accesso,  con deviazione del traffico dalla Regionale 8 e dalle provinciali limitrofe.

Il sindaco Potì ha sottolineato come “Tap abbia una disposizione di legge, secondo cui da giugno a settembre non si lavora sulla costa per non intralciare la stagione balneare”. “Abbiamo le marine di Melendugno piene di turisti – ha aggiunto il primo cittadino –  e qui ci sono trecento poliziotti che hanno isolato il paese. Non è possibile che accada una cosa del genere in una notte d’estate in una delle località turistiche più importanti della Puglia”.

Il sindaco ha inoltre criticato la mancata comunicazione della ripresa dei lavori: “Non riceviamo da tempo comunicazioni dalla Prefettura ne ufficiali ne informali, siamo completamente all’oscuro di ciò che avviene sul nostro territorio. Ci appelliamo al rispetto della legge e vorremmo che la rispettassero tutti, a cominciare dalla Tap”.

Fonte: http://bari.repubblica.it

Riprendere in mano il proprio destino: ritorno alla terra, alla consapevolezza.

Introducendo “Vivere senza supermercato” di Elena Tioli. Francesco Manni, Serena Fiorentino, Francesca Casaluci, Helen Centobelli, Drake S. Masciullo, Giovanni Pellegrino, Simone Russo

Una scommessa, un auspicio sortito da facili slogan o parole d’ordine che, in determinati periodi avrebbero la funzione di esorcizzare paure serpeggianti nel comune sentire?
Parrebbe di no, almeno nel felice contesto della serata indetta da Nuova Messapia, Salento Km zero e Ritorno alla Terra, per la giornata di martedì 30 maggio 2017, a Soleto (sala DNA Donna-Nuova Messapia).
Difatti, gli interventi incentrati attorno alla testimonianza di Elena Tioli, giovane mantovana – di romana adozione – assertrice della provata, esperita condizione di transfuga dal ruolo di “consumatore”, collimano, spontaneamente, verso un nuovo (?) disegno sociale, comunitario, che restituisce agli uomini il senso di una condizione esistenziale – produttiva, simbolica, relazionale – nella quale asimmetrie, ineguaglianze, subordinazioni cedono il passo ad un rapporto ecologico e responsabile con i propri simili e contesto di vita (alias Natura). “Vivere senza supermercato” è la sfida ed il suggerimento di Elena. Vivere senza pesticidi è la risposta di realtà quali Agricola Piccapane (Cutrofiano di Lecce), da almeno undici anni sul fronte della “certificazione partecipata”, della produzione orticola (ma non solo), che si fa forte delle consapevolezze e pratiche agricole di un’agricoltura naturale, onesta, “a misura d’uomo” (non scevra di difficoltà legate al superamento di atteggiamenti ancora duri a morire nel consumatore locale).

Vivere rompendo gli schemi del modello carrierista delle nostre attempate società occidentali: è quel che racconta Serena, giovane madre salentina che, come Elena, ad un certo punto della propria vita avverte le incongruenze di un “modello per la felicità” consumista e che, in un nuovo progetto di vita (questa volta sì, realmente imprenditoriale) oculato ed intelligente, ridisegna spazi e tempi per una produzione ecocompatibile, familiare, rispettosa delle colture e dei ritmi della propria vita, della propria terra. Serena torna, con la propria famiglia, attore consapevole della propria esistenza, dei legami solidali fra uomini. Perché, esattamente tale solidarietà, fra uomini, ritorna (rientrata dalla finestra della Storia) nei vissuti di questi piccoli-grandi donne e uomini, impegnati nella ricostruzione – a tutte le latitudini – del senso dello stare al mondo.

“Stare al mondo per calarsi aderentemente nel modello competitivo delle professioni, della produzione ad ogni costo?”. Sembrerebbe privo di reti di sicurezza – per quanto fascinoso, accattivante – un modello produttivo, di sviluppo che, dinanzi a singoli rovesci di fortuna, improvvisamente, lascerebbe l’individuo solo, indebolito, dinanzi alle ferree leggi del mercato, del consumo (ovvero, chi ha diritto o meno all’accesso al consumo). Tale condizione – inizialmente spiazzante, oscura – conosce Elena Tioli. “Ero una consumista”, afferma pulita, senza mezzi termini. “Non mi ero mai posta questioni legate ad un consumo critico”, continua. Il suo intervento, breve ed incisivo, ricorda come gran parte degli stessi cittadini critici ed impegnati siano, comunque, nati e cresciuti, socializzati in una società votata alla produzione. Le sue parole, oneste, focalizzano attenzione al “processo”: come un individuo, in un qualsivoglia momento della propria vita, possa acquisire consapevolezza delle aporie del “mercato”. E come tale momento, rappresenti, alle volte, una salvifica occasione da cui ricominciare. Ricominciare insieme agli altri; ricominciare intessendo modalità produttive (vedi ad es. i G.A.S., gruppi d’acquisto solidale, nei quali produttori e acquirenti si incontrano in una cornice conviviale, non meramente commerciale, aperta a dimensioni sociali e culturali) etiche, responsabili, sia nei riguardi della tutela delle risorse naturali, dei Beni Comuni, che della manodopera. “Noi ci occupiamo di sociale oltre che di agricoltura naturale” ribadisce, non a caso, la rappresentante di Luna, realtà agricola fra Seclì e Galatone.
“Noi stiamo facendo”, coniuga nei tempi opportuni Tommaso, membro della virtuosa Piattaforma locale di agricoltori nata attorno a Salento Km Zero (ma non solo), sulla soglia del varo del Manifesto comune. “Stiamo facendo: non diciamo ‘faremo’”. E tale impegno si lega, nelle sue prassi, alla difesa concreta del territorio, dal basso: nei confronti di speculazioni agite da multinazionali ed affaristi. Speculazioni che, laddove non emergano macroscopicamente come grandi opere ingegneristiche impattanti, ingenerano comunque esternalità negative per il territorio. Di inquinamento del terreno e della falda acquifera, oltre che dell’aria, parla a tal proposito Salvatore, cittadino soletano, convinto fautore del monitoraggio della prima, a carico dell’autotassazione volontaria di singoli cittadini. Nel suo racconto, Salvatore non cela il rapporto non sempre collaborativo, facilitatore di soggetti istituzionali.

Ma al di là di note, osservazioni realiste, non ingenue, la sala – ben attenta e gremita – sa accogliere, maturamente, gli input ed esperienze offerte dai relatori intervenuti. Diverse domande, considerazioni, trattenute sulle labbra, si riservano di manifestarsi nella dimensione conviviale del conseguente rinfresco – rigorosamente biologico, offerto da Agricola Piccapane e Produzione Giancane – a degno completamento dell’incontro.

Adriana Pulití 

truffa con soldi pubblici, quattro arrestati tra cui la presidente Antiracket

Truffa per ottenere soldi pubblici, quattro arrestati tra cui la presidente dello Sportello Antiracket

12/05/2017 | 10:13

Lecce. Scoppia l’ennesima bufera in piena campagna elettorale, proprio nei giorni della presentazione delle liste a Palazzo Carafa.

Una presunta truffa per ottenere contributi ed agevolazioni attraverso fondi pubblici, con il coinvolgimento di noti politici, commercialisti, avvocati e dipendenti comunali.

Il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, ha arrestato quattro persone, mentre per altre due sono state emanate misure interdittive della professione.
Si tratta, tra gli altri, di Maria Antonietta Gualtieri, presidente dell’associazione antiracket di Lecce, e Lillino Gorgoni, funzionario del Comune di Lecce.

Misura interdittiva di divieto di ricoprire cariche pubbliche per l’attuale assessore al Bilancio del Comune di Lecce Attilio Monosi e per l’avvocato Marco Fasiello, uno dei legali dell’associazione antiracket.

La misura è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Gallo, su istanza dei pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci.

I dettagli.
I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo salentino stanno eseguendo arresti e sequestri nei confronti di quello che appare a tutti gli effetti un sodalizio criminoso dedito a reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, concussione, falso.

I finanziamenti, sarebbero stati indebitamente percepiti dall’associazione antiracket operante su Lecce, Brindisi e Taranto. I soldi pubblici erano destinati a rafforzare le iniziative in materia di contrasto al racket e all’usura attraverso l’istituzione di tre sportelli nelle province di riferimento, presso i quali le vittime di racket possono trovare assistenza  con l’ausilio di specifiche figure professionali tra avvocati, commercialisti, esperti del settore bancario.

L’attività di indagine sembra aver scoperchiato il vaso di Pandora. A quanto pare, a capo del sodalizio ci sarebbe la presidente dell’associazione, Maria Antonietta Gualtieri, la quale – sulla base delle accuse – avvalendosi dell’apporto di numerosi altri soggetti, tra inquadrati all’interno della stessa associazione e pubblici amministratori, oltre che privati imprenditori, avrebbe posto in essere più condotte delittuose volte al fraudolento accesso ai finanziamenti.

Nel dettaglio delle indagini, emergerebbe che, aI fine di percepire indebitamente i fondi, Ia Gualtieri, nel maggio 2012, avrebbe stipulato apposita convenzione con I’Ufficio del Commissario Antiracket istituito presso il Ministero dell’lnterno e con le amministrazioni comunali di Lecce, Brindisi e Taranto per I’istituzione di 3 sportelli presso ciascun capoluogo, aventi il fine di prestare assistenza alle vittime del racket e dell’usura e favorire l’accesso ai finanziamenti previsti dal Fondo di Solidarietà.

L’indagine svelerebbe che l’ Associazione e i relativi Sportelli siano di fatto non operativi e costituiti all’unico fine di frodare i finanziamenti pubblici mediante fittizia rendicontazione di spese per il personale ivi impiegato, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti relativi all’acquisizione di beni e servizi; rendicontazione di spese per viaggi e trasferte in realtà mai eseguite, falsa attestazione del raggiungimento degli obiettivi richiesti dal progetto in termini di assistenza ai nuovi utenti e numero di denunce raccolte.

E ancora. Dalle indagini emergerebbe che siano stati stipulati contratti di collaborazione con dipendenti fittizi e compiacenti professionisti, emettendo false buste paga ovvero ricevendo fatturazioni per prestazioni professionali inesistenti. Le somme indebitamente percepite dai fittizi collaboratori pare venissero successivamente restituite in contanti alla presidente dell’Associazione, fatte salve le ritenute previdenziali e assistenziali.

L’organizzazione documentava, inoltre, l’esistenza di spese fittizie per l’acquisizione di beni e servizi, inesistenti campagne pubblicitarie ed interventi di manutenzione presso le tre sedi, predisponendo una serie di  documenti, anche di natura fiscale, idonei a dimostrare il regolare svolgimento delle procedure di selezione delle aziende fornitrici e l’avvenuto pagamento delle prestazioni.
Come nel caso dei dipendenti fittizi, il piano truffaldino prevedeva che i finanziamenti indebitamente percepiti venissero dapprima bonificati in favore delle ditte che risultavano essere esecutrici, a pagamento delle forniture, e poi restituiti in contanti per un importo pari alla differenza tra l’importo fatturato ed una quota del 20%, quale “compenso” alla stessa azienda fornitrice, cui veniva aggiunto il rimborso delle spese effettivamente sostenute per la predisposizione della campionatura da trasmettere al Ministero.

Ma non finisce qui. Come spiegano nel particolare i finanzieri di Lecce, le indagini avrebbero permesso di accertare l’illecita percezione di finanziamenti destinati alle opere infrastrutturali e all’acquisto degli arredi presso le sedi di Lecce e Brindisi, denotando dirette responsabilità a carico degli amministratori comunali e dei direttori dei lavori coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni e nei pagamenti delle relative opere.

Le opere riguarderebbero lavori di ristrutturazione presso la sede di Lecce, in assenza della preventiva approvazione da parte dell’Ufficio del Commissario Antiracket, che venivano pagate con fondi del Comune anziché con i finanziamenti erogati dall’Ufficio del Commissario, al termine di specifica procedura di approvazione. La liquidazione veniva di fatto eseguita attraverso la creazione di un capitolo di spesa sprovvisto di copertura finanziaria, al fine di agevolare l’imprenditore affidatario dei lavori e consentirgli una veloce percezione di tali somme.

Tali condotte pare fossero legate a doppio filo a rapporti esistenti tra l’impresa esecutrice dei lavori e un funzionario pubblico che in cambio riceveva agevolazioni nel pagamento di alcuni lavori eseguiti dalla stessa ditta presso la propria abitazione.

In ultimo, al fine di sanare la situazione venutasi a creare in seguito ai rilievi mossi dall’Ufficio del Commissario Antiracket sulla irrituale procedura seguita edottenere il rimborso delle somme indebitamente anticipate, sarebbe stata predisposta documentazione fittizia, al fine di dimostrare il rispetto delle procedure previste per l’approvazione dei lavori, in realtà già ultimati e liquidati. Tali espedienti hanno tratto in inganno l’Ufficio del Commissario Antiracket che procedeva all’erogazione dei fondi direttamente in favore dell’impresa costruttrice, che riceveva in tal modo un ulteriore pagamento che andava ad aggiungersi a quello già ricevuto dal Comune di Lecce.

Stesso copione a Brindisi dove le condotte delittuose venivano accertate anche in relazione ai lavori eseguiti presso lo sportello cittadino, dove funzionari comunali, insieme all’amministratore della ditta incaricata della esecuzione delle opere, avrebbero certificato l’ultimazione e la regolare esecuzione dei lavori, in realtà non ancora completati.

A rendere il quadro ancora più complesso, pare che la presidente dell’associazione Gualtieri, avuta notizia della convocazione presso gli uffici del Nucleo di Polizia Tributaria di alcuni suoi collaboratori per essere sentiti quali persone informate sui fatti, abbia proceduto ad “istruire” i testimoni, affinché rendessero dichiarazioni difformi dal vero. Tutto per occultare le irregolarità che invece sono state portate a galla dalle complesse indagini.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno, pertanto, tecnicamente eseguito su delega della Procura della Repubblica di Lecce, 4 misure cautelari degli arresti, di cui 3 in carcere ed 1 ai domiciliari, notificato l’interdizione dai pubblici uffici a 7 soggetti e disposto a carico di 32 indagati il sequestro delle somme indebitamente percepite dal Ministero, per  un importo complessivamente superiore a 2 milioni di euro. #leccenews24

Proteste dei #NoTAP a Lecce Prefetto non servire la mafia

Donne in prima fila davanti alla Prefettura di Lecce

Quello che è successo oggi penso si ripeterà ancora, l’arroganza di un governo colluso con i poteri forti e delinquenziali. Non si può permettere di svendere il nostro territorio, specialmente se si è collusi e in odore di mafia. Tutti sanno quello che si sta perpetuando ai danni del Salento ed anche le inchieste che ha prodotto L’Espresso, servono a poco quando ormai si decide dall’alto e senza sentire il parere della popolazione. Vi pare giusto!?

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Salento, No Tap né qui né altrove, perchè!?

Perché No Tap né qui né altrove

Foto di Mimmo Giglio sul presidio a Melendugno (28 marzo). Leggi anche: Tap-peto per la multinazionale

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di Elena Gerebizza, Re:Common

È fine febbraio, siamo a Baku, capitale dell’Azerbaigian. A un incontro ufficiale il governo italiano viene bacchettato per inotevoli ritardi nella costruzione del gasdotto TAP, il segmento in terra nostrana del Corridoio Sud del Gas. Con la coda tra le gambe, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda dice subito che da lì a qualche giorno si procederà con l’espianto degli ulivi. Calenda cerca così di mettere una pezza e ridare fiducia alle banche – che ancora devono esprimersi sui prestiti richiesti dal consorzio proponente – e ai partner internazionali, in primis l’esecutivo azero, ma anche alla Commissione europea, con cui Palazzo Chigi sta facendo una “brutta figura”.

Invece di cogliere l’occasione e sfilarsi da un progetto che sarà un buco nero per le finanze pubbliche italiane e europee, come suggerivamo QUI, il nostro governo ha scelto di mandarecentinaia di poliziotti a Melendugno, nella campagna salentina, per difendere i mezzi della subappaltata che per conto della TAP deve procedere all’espianto degli ulivi. Sebbene manchino tutti i permessi.

Mentre gli abitanti di Melendugno e del Salento si opponevano fisicamente al passaggio dei mezzi e i sindaci con fascia tricolore, anche loro sul campo, negoziavano con il questore e il prefetto uno stop delle operazioni, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano denunciava l’espianto dei primi 211 ulivi (sui 1.900 da “trasferire”) come “illegale” in un post su Facebook ripreso dalla stampa e che ha fatto il giro dei social.

Dopo tre giorni di fuoco, il prefetto di Lecce ha chiesto alla società di sospendere le operazioni, che sono state così fermate fino a un chiarimento sulla questione dei permessi, che lo stesso prefetto ha preso in carico.

Noi di Re:Common siamo accanto al Comitato NO TAP, alla popolazione di Melendugno e al Salento intero, contro la realizzazione di questa grande opera che riteniamo inutile, imposta, e che arrecherà un danno permanente al territorio dove queste comunità vivono, oltre che a tutti i cittadini italiani e europei chiamati a finanziarla.

Già nel 2014, qualche mese prima dell’approvazione della Valutazione di impatto ambientale del gasdotto, abbiamo scritto in dieci punti le nostre ragioni contro il TAP, che potete leggereQUI Forse come il Comitato NO TAP siamo dei veggenti, o forse le nostre sono solo valutazioni di buon senso. Oggi, a tre anni di distanza dal 2014, e dopo oltre quattro anni di campagna pubblica e di iniziative per esporre tutti gli aspetti negativi di questa grande opera e le lacune profonde nella sua sostenibilità economica e finanziaria, pensiamo sia giusto ribadire il nostro NO a questo mega progetto.

A quelle dieci ragioni oggi possiamo aggiungere che:

IL TAP SI È DIMOSTRATO NON STRATEGICO

Lo hanno detto istituzioni autorevoli e stimate come l’Università di Oxford e il suo gruppo di ricerca in materia energetica, che ha messo in discussione le riserve reali di gas dell’Azerbaigian. Uno dei suoi esponenti è stato intervistato da Report. Che cosa dice, in maniera chiara e netta, lo trovate QUI

Inoltre la Commissione europea ha sempre giustificato la “strategicità” dell’opera come “alternativa al gas russo”. Peccato che dal 2013 a oggi le relazioni tra alcuni dei governi parte del Corridoio Sud e la Russia siano un po’ mutate. La Turchia ha già firmato un accordo con Gazprom per la costruzione del Turkish Stream, che porterà sul suo territorio gas russo, poi venduto a Istanbul e al mercato europeo proprio attraverso il TANAP, la tratta turca del Corridoio Sud (di cui fa parte il TAP) a cui si collegherà allo snodo di Kipoi. Anche la Grecia ha siglato un’intesa con la solita Gazprom per un altro gasdotto che si collegherebbe al TAP.  Lo stessocountry manager di TAP in Italia, Michele Elia, ha confermato a Report che alla sua compagnia interessa vendere il gas, senza doversi troppo preoccupare su quale sia la fonte. Una valutazione forse strategica per un attore privato, non certo per i cittadini europei, che dovrebbero pagare la costruzione del gasdotto…

IL TAP SOSTIENE GOVERNI AUTORITARI

Azerbaigian e Turchia sono due paesi che negli ultimi anni hanno visto un’escalation di repressione da parte dello stato verso giornalisti, attivisti, intellettuali, avvocati per la difesa dei diritti umani. Sono paesi che stanno vivendo una profonda crisi democratica, dove sono stati arrestati centinaia, se non migliaia di oppositori politici e in cui le élite al potere fanno il bello e il cattivo tempo modificando le normative a proprio favore, in violazione di qualsiasi principio democratico. In Turchia vige ancora la legge marziale, mentre in Azerbaigian le ultime riforme promosse dal presidente Ilham Aliyev permetteranno a lui di essere rieletto potenzialmente per sempre, a suo figlio di diventare presidente nonostante la giovane età e a sua moglie di farne le veci grazie alla recente nomina a vice-presidente.  In questa situazione, come si può pensare che ci possa essere una qualsiasi forma di supervisione indipendente anche solo alla costruzione del progetto, a come sono state acquisite le terre, o a come verranno gestiti gli appalti e gli stessi finanziamenti pubblici che l’Europa si appresterebbe a concedere per miliardi di euro?

È ANTIDEMOCRATICO

In questi anni abbiamo studiato e ci siamo confrontati con attivisti, esperti, giornalisti dei diversi paesi coinvolti. Abbiamo visitato oltre due terzi degli 870 chilometri del gasdotto, abbiamo parlato con le persone le cui vite saranno impattate dall’opera non solo in Salento, ma anche in Grecia e in Albania. Abbiamo visto che oltre la propaganda sulla “strategicità” e su quanto i vari esecutivi puntino a definire il gasdotto “un progetto di priorità nazionale” oltre che europea, la realtà dei fatti è che le famiglie che si trovano lungo il tracciato si sono viste imporre il “tubo” con poca considerazione del danno diretto che subiranno. Lo spazio per l’informazione e il dialogo di fatto non c’è stato. Intere comunità vedranno stravolta la propria economia non solo dalla costruzione, ma anche dalla convivenza futura con impianti industriali (le centrali di pressurizzazione e depressurizzazione) altamente invasivi. Nonché potenzialmente ad alto rischio, seppure lungo tutto il tracciato la normativa Seveso sia stata bypassata e ad oggi rimanga un punto di conflitto dei diversi ricorsi amministrativi presentati sia in Italia che in Grecia.

È OPACO E POCO TRASPARENTE

Dopo diverse  richieste di accesso agli atti alle istituzioni coinvolte, incontri pubblici a cui la Commissione europea non ha voluto partecipare, domande specifiche alla casa madre del consorzio TAP che non  hanno avuto risposta, lettere alla Banca europea degli investimenti che ci hanno dimostrato la scarsa due diligence fatta finora da questo stesso organismo dell’Unione europea, possiamo dire che non ci sentiamo per niente rassicurati rispetto a quali siano i reali interessi dietro a questo progetto da 45 miliardi di euro. Solo per fare un esempio, qualcuno ha visto il bilancio 2016 del consorzio TAP? Qualcuno ha letto l’accordo firmato dal governo italiano con il consorzio TAP e le clausole sanzionatorie a cui faceva riferimento il ministro azero dell’energia dopo l’incontro dell’Advisory Council a Baku dello scorso febbraio? Forse il ministro Calenda dovrebbe preoccuparsi di renderlo pubblico, in modo che oggi, in una situazione in cui avrebbe più senso uscire da questo progetto che rimanerci dentro, ciascuno potrebbe fare le proprie valutazioni.

IL GAS NON C’È, IL GASDOTTO NON CI SERVE

La Commissione europea dal 2011 a oggi si è impelagata in un negoziato con il Turkmenistan per convincere il governo (autoritario) a vendere sul mercato europeo il proprio gas attraverso il Corridoio Sud. Il negoziato è naufragato, e il Turkmenistan ha iniziato la costruzione di un altro gasdotto che guarda verso est, il TAPI.  Senza il gas del Turkmenistan quindi, a cosa serve il Corridoio Sud? A vendere il gas russo forse? Ma ci serve ancora gas in Europa, con il crollo dei consumi che continua dal 2009? Noi pensiamo di no, e crediamo che la vera emancipazione energetica vada costruita non dalla Russia ma dai combustibili fossili, incluso il gas. La costruzione del mercato del gas europeo non ha nulla a che fare con la nostra sicurezza energetica, e con il futuro che desideriamo costruire. Lo avevamo già detto QUI e lo ribadiamo oggi.

Crediamo che la Commissione europea dovrebbe ringraziare la resistenza in Italia, e il lavoro inestimabile degli esperti e delle persone e organizzazioni che negli ultimi anni si sono spesi per fare chiarezza su questo progetto inutile oltre che dannoso. Che non ha senso costruire né a San Basilio, né altrove

Fonte: comune-info.net

I problemi dei salentini e non solo, iniziano dalla disinformazione dei media

Lo sapevate a chi appartengono le principali testate giornalistiche italiane? L’inchiesta vi svelerà il segreto.

AAA – potreste restare senza parole

Nel ciclo di post “A chi appartengono i giornali in Italia”, abbiamo visto come i giornali di proprietà di un privato o di un gruppo di privati, non hanno come primo obiettivo quello d’informare i propri lettori paganti, come ancora molti credono, ma fare profitto con la vendita della pubblicità e con le sovvenzioni statali. E quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo la cui attività principale non riguarda l’informazione, il media diventa uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone e non solo a scopi pubblicitari.

Oltre a questo abbiamo valutato il potere degli inserzionisti: quando lo scopo principale di un giornale è fare profitto, anche vendendo la pubblicità di aziende, banche, multinazionali, come vengono gestite le notizie sgradite a costoro?

Di fatto l’inserzionista ha il potere di influenzare un giornale perché controlla/influenza il suo profitto, ma è poca cosa rispetto all’influenza che gli interessi e i rapporti d’affari o personali del proprietario esercitano sul giornale.

Abbiamo considerato che negli ultimi venticinque anni la stragrande maggioranza dei giornali italiani non di partito si è concentrata nelle mani di pochi proprietari, imprenditori, aziende e banche, che hanno investito sull’informazione per trarne profitto diretto, attraverso la vendita, la pubblicità e le sovvenzioni statali, ma soprattutto profitto indiretto attraverso il controllo e l’influenza dell’informazione e quindi della politica e dell’opinione pubblica dei cittadini.

Credo però valga la pena considerare un altro attore poco visibile sulla scena dei media, ma con un ruolo chiave nella generazione e nel trasferimento dell’informazione: le agenzie di stampa.

Cosa sono le agenzie di stampa?

Le agenzie di stampa sono imprese editoriali create allo scopo di fornire notizie ad altri “organi di informazione”come giornali, TV, radio, eccetera.

Ti sei mai chiesto come e chi raccoglie le notizie riportate da giornali e TV?

Le notizie vengono raccolte dai giornalisti direttamente o indirettamente: nel primo caso il giornalista raccoglie le informazioni dai protagonisti o dai testimoni dei fatti, nel secondo caso il giornalista riceve la notizia da un’altra fonte che ha raccolto l’informazione, l’ha elaborata e fornita. Queste fonti secondarie sono appunto le agenzie di stampa, ma anche gli uffici stampa pubblici e privati, gli addetti stampa, gli uffici di promozione, le segreterie, i portavoce, eccetera.

Ebbene la maggior parte delle notizie che leggiamo sui giornali non viene “prodotta” direttamente dai giornalisti del giornale, ma elaborata dalle notizie fornite da una fonte intermedia. Per comprendere la vita e il percorso che seguono le informazioni che ci propongono i giornali, è opportuno valutare e comprendere ruolo, funzione, scopo, appartenenza e interessi di queste fonti intermedie: le agenzie di stampa da una parte e uffici stampa pubblici e privati con annessi e connessi dall’altra.

Come già detto, le agenzie di stampa sono le fonti principali di informazioni dei media e in particolare dei giornali. Questi si abbonano al servizio dell’agenzia e ricevono notizie e fatti a costi ridotti, in tempi brevi e in una forma già adatta all’uso giornalistico, da una sintesi di un paio di righe a un breve articolo.

Qual è l’utilità delle agenzie di stampa?

Le agenzie nacquero nel 1800, quando le notizie circolavano più lentamente e avevano bisogno di traduzioni. Le prime agenzie si occupavano appunto di tradurre e vendere articoli di giornali stranieri, ma ben presto iniziarono a raccogliere le informazioni presso le fonti dirette più importanti (governo, polizia, prefetture, eccetera) per poi elaborarle e fornirle il più velocemente possibile ai giornali.

Facevano e fanno il lavoro di raccolta che dovrebbero fare giornali e giornalisti a un prezzo contenuto e per questo hanno avuto un notevole successo e tuttora controllano la produzione dell’informazione.

Possiamo chiederci a chi appartengono? E’ utile?

Sì, è importante comprendere il ruolo delle agenzie di stampa e come le informazioni vengono raccolte, elaborate e trasferite prima di uscire sui giornali o sul piccolo schermo. Soprattutto è importante comprendere se vale anche per loro quanto abbiamo detto per i giornali: sullo scopo, sul profitto, sulla linea editoriale, eccetera.

Le agenzie di stampa vengono considerate notevolmente affidabili e attendibili perché verificano e selezionano le notizie che distribuiscono, perché offrono informazioni particolareggiate, perché sono soggette a costante verifica, perché competono una con l’altra e la loro credibilità dipende dalla qualità e dall’esattezza delle informazioni.

Questo è sufficiente a garantire la qualità, la tempestività e la correttezza/completezza dell’informazione?

No. L’imparzialità di un’agenzia dipende soprattutto dalla sua indipendenza economica e dalla sua struttura sociale, cioè se è privata, come per esempio Adnkronos e Asca, o pubblica, o se è una cooperativa di vari enti, come la Reuters inglese, o di organi giornalistici, come Associated Press, o di soli quotidiani, come Ansa.

Vediamo storia e caratteristiche di alcune tra le più note agenzie di stampa:

Reuters: è un’agenzia di stampa britannica, tra le più note e vaste al mondo e fa parte del gruppo Reuters Group plc con sede a Londra. Nel 2008 si è fusa con la società canadese Thomson Corporation dando vita alla Thomson Reuters. E’ una multinazionale con sede a New York, più di 15mila impiegati in più di 100 paesi, è posseduta a maggioranza dalla Woodbridge Company, una holding della famiglia Thomson. Reuters in realtà produce il 90% degli introiti grazie ai suoi servizi finanziari, come gli aggiornamenti delle quotazioni di borsa e delle valute.

Bloomberg News: è un’agenzia di stampa internazionale, con sede a New York e più di 2mila redattori e inviati in 72 paesi, fondata nel 1990 da Michael Bloomberg, Thomas Secunda, Duncan MacMillan, Charles Zegar e altri, con il finanziamento di Merrill Lynch, come divisione di Bloomberg L.P., una multinazionale nel settore dei mass media con sede a New York e filiali in tutto il mondo. Nel corso degli anni Bloomberg è cresciuta creando un servizio mondiale di news, che comprende TV, agenzia stampa, radio, internet e pubblicazioni editoriali. L’azienda fornisce strumenti software di analisi dei dati finanziari come piattaforma di scambio e di equity, servizi di dati, e notizie per le società finanziarie e organizzazioni di tutto il mondo.

Associated Press: è un’agenzia di stampa internazionale con sede negli USA, fondata nel 1846 a New York. E’ una cooperativa di migliaia di organi d’informazione tra giornali e tv con centinaia di sedi in 120 paesi. Dal 2001 al 2010, è stata l’agenzia partner per l’Italia, dal 2011 collabora con il canale all news di Mediaset.

UPI: o United Press International è un’agenzia d’informazione statunitense fondata nel 1907 da Edward Willis Scripps. Nel 1958 si fuse con la rivale International News Service (INS) divenendo l’attuale UPI. Nel 1982 venne venduta al gruppo Media News Corporation, successivamente venne rivenduta dal suddetto gruppo al gruppo messicano El Sol. Nel 1992 la UPI, sull’orlo del fallimento, venne comprata da Pat Robertson, e successivamente dalla catena di televisioni Middle East Broadcasting, e ancora, nel 2000, dal gruppo News World Communications, di proprietà della Chiesa dell’unificazione del reverendo sudcoreano Sun Myung Moon.

ANSA: l’Agenzia Nazionale Stampa Associata è la principale agenzia di stampa italiana e la quinta al mondo: ha 22 sedi in Italia e uffici in 78 paesi esteri. Fondata a Roma nel 1945 in sostituzione della disciolta agenzia Stefani, l’Ansa è una cooperativa di 36 soci editori dei principali quotidiani italiani ed ha lo scopo di raccogliere e trasmettere notizie sui principali avvenimenti italiani e mondiali. Le agenzie ANSA trasmettono migliaia di notizie al giorno ai mezzi di informazione italiani, alle istituzioni nazionali, locali ed internazionali, alle associazioni di categoria, ai partiti politici ed ai sindacati.

ASCA: l’Agenzia stampa cattolica associata è un’agenzia stampa italiana fondata nel 1969, ha come azionista di riferimento il Gruppo Sviluppo Programmi Editoriali spa e come presidente Giuseppe Cornetto Bourlot, Amministratore Delegato Luigi Abete.

AGI: l’Agenzia giornalistica Italia è un’agenzia di stampa italiana creata nel 1950 e controllata dall’ENI dal 1965. Ha sede a Roma, è diretta da Giuliano De Risi e ha redazioni in tredici capoluoghi di provincia italiani e a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi di informazione e per le aziende. Grazie agli accordi con varie agenzie di stampa estere, è in grado di fornire notizie che riguardano tutto il mondo.

Adnkronos: nata nel 1963 dalla fusione della agenzia di stampa Kronos, fondata nel 1951 Pietro Nenni (PSI e dell’Adn, fondata nel 1959 da Amintore Fanfani (DC). Nel 1978 Giuseppe Marra rilevò l’agenzia attraverso la Piemme Editoriale Finanziaria spa poi divenuta Giuseppe Marra Communications.

Come hai visto la grande maggioranza delle agenzie di stampa appartengono a privati, o a multinazionali, o ai proprietari degli stessi media che servono. Quindi non sono esenti dalle contraddizione e dai conflitti di interessi visti nei post precedenti, per quanto riguarda i giornali. E se guardiamo indietro agli ultimi due secoli di storia, sono numerose le situazioni in cui le agenzie si sono dimostrate influenzate, controllate o colluse con il potere pubblico o privato, offrendo un’informazione parziale o manipolata con l’intento di influenzare l’opinione pubblica.

Se è facile comprendere come e perché nei sistemi politici non democratici le agenzie di stampa pubbliche siano poco affidabili, in quanto sotto il controllo dello stato e quindi in conflitto di interessi, è più difficile comprendere come possa accadere nelle democrazie.

Ebbene la questione è sempre la stessa: da una parte abbiamo dei cittadini che hanno bisogno di sapere e di conoscere, per arricchirsi culturalmente ma soprattutto per poter prendere decisioni efficaci, dall’altra c’è il potere, nelle mani delle minoranze dominanti, che per continuare a comandare, da un lato fa di tutto per ridurre l’accesso alle informazioni o renderlo difficile o costoso, dall’altro manipola le informazioni, distorce le notizie o le nasconde in un rumore crescente di informazioni inutili.

In teoria le agenzie di stampa offrono un’informazione corretta, responsabile, completa e imparziale, per i motivi citati più sopra e perché in apparenza non possono farne a meno, nella realtà sono imprese con lo scopo di fare profitto, di solito di proprietà di privati, influenzabili come gli altri media dalle istituzioni pubbliche o dai propri clienti privati.

Quello che è importante capire è che di solito non è necessario censurare o modificare grossolanamente la notizia per manipolarla, ma la si può influenzare agendo sul punto di vista con cui è narrata, o sul taglio, sul tono, sulla prospettiva, sulla sintesi o sul background. Il momento dell’elaborazione e stesura della notizia è critico e il giornalista dell’agenzia, mediatore tra le fonti dirette e l’usufruitore o il lettore, può determinare il risultato del suo lavoro.

Non meno critico è il modo con cui la notizia viene fornita e quando viene fornita. Per esempio, cambiando la priorità, la catalogazione, o la forma, cambia la sua attrattiva, il suo effetto sul lettore, la percezione che questo ne ha, le sue possibilità di essere pubblicata e come viene pubblicata. Fonte: viteconsapevoli.com

Andando a ricercare proprietari, finanziatori diretti ed indiretti di alcune delle principali testate giornalistiche italiane ecco cosa ne viene fuori:

1- “Repubblica” appartiene a De Benedetti, tessera n. 1 del PD

2- “Il Messaggero” a Caltagirone, palazzinaro di Roma e suocero di Casini.

3- “La Stampa” all’ex gruppo FIAT, gruppo De Benedetti.

4- “Il Corriere della Sera” è partecipata da Mediobanca ed è indebitata con Unicredit, che è socia di Mediobanca.

5- “Il Giornale” appartiene alla famiglia Berlusconi.

6- “Libero” appartiene alla famiglia Angelucci, immobiliaristi.

7- “Il Foglio” appartiene alla famiglia Mainetti, immobiliaristi.

8- “Il Sole 24 ore” appartiene a Confindustria.

9- “Agi (Agenzia giornalistica italiana)” è partecipata dall’ ENI. …e così via.

La Gazzetta del Mezzogiorno, proprietario: Antonio Angelucci è un imprenditore e politico italiano. Ha avuto anche una carriera politica candidandosi alle Elezioni politiche italiane del 2008 nelle liste de Il Popolo della Libertà, ed è stato eletto deputato della XVI Legislatura

Nuovo Quotidiano di Puglia – Caltagirone Editore S.p.A. è il quinto gruppo editoriale Italiano, l’azionista di maggioranza è Francesco Gaetano Caltagirone.

  • Il Messaggero
  • Il Gazzettino
  • Il Mattino
  • Leggo (quotidiano gratuito)
  • Corriere Adriatico
  • Nuovo Quotidiano di Puglia
  • in Città (quotidiano gratuito di Trieste)
  • In pratica l’informazione italiana è in mano a banche, immobiliaristi, all’Eni (che oltre ad essere proprietaria dell’Agi sponsorizza tutta la stampa), alla famiglia Agnelli, a Berlusconi ed ai grandi imprenditori, che a loro volta sono indebitati con le banche. E quando un giornale viene comprato da un’azienda o da un gruppo la cui attività principale non riguarda l’informazione, il media diventa uno strumento che usa l’informazione per altri scopi, principalmente per influenzare le persone.

    La domanda banale da porsi è: i direttori dei quotidiani, scelti dai proprietari, ed i giornalisti dipendenti di questi giornali sono liberi o devono fare gli interessi del loro datore di lavoro?

    A nostro avviso nessun giornalista si può permettere di indagare chi gli paga lo stipendio, e non ci vuole un genio per capire il motivo. In Italia sono pochi i giornalisti veramente liberi, tutti gli altri per sopravvivere non si posso ribellare e raccontare la verità.

Denuncia del Movimentro NO TAP – UN MALAFFARE TRA MARE E TERRA

Il “Movimento No Tap” ha diffuso da Melendugno il seguente comunicatoIn questi giorni Tap ha ripreso a lavorare in mare con l’utilizzo di Rov e Sonar per ulteriori prospezioni relative alla A5, una delle tante operazioni che ancora mancano al consorzio azero.

Alcuni degli ulivi espiantati fermi da giorni.

Queste prospezioni erano già state presentate ma a quanto pare erano insufficienti, da qui la necessità di ampliarle.
Per tali prospezioni Tap aveva il permesso della Capitaneria di Porto competente fino al 31 Marzo e ora ha chiesto una proroga fino al 5 ottobre.
Come è ormai prassi di Tap, si vuol far credere che i lavori siano iniziati seppur senza le necessarie ottemperanze, il tutto finalizzato al raggiungimento dei finanziamenti europei.
Il Comune di Melendugno ha comunicato alla Capitaneria di Porto che la proroga non è sufficiente in quanto, avendo Tap interrotto i lavori, bisognerebbe riproporre e autorizzare nuovamente l’intero iter; inoltre la data del 5 Ottobre proposta da Tap viola il DM 223: Tap non può recare danno all attività turistica e balneare né tantomeno limitare anche navigazione e fruizione dello specchio di mare in oggetto.

La fierezza dei sindaci in piazza Sant’Oronzo, tutti uniti contro La TAP.

I cittadini intervenuti a sostegno dell’iniziativa dei loro sindaci per la loro terra.

Cosa succede, invece, sul finto cantiere?
Ricordiamo che tutte le operazioni effettuate e quelle che son in corso si stanno svolgendo all’interno del recinto: bonifiche belliche, archeologia preventiva, espianto degli ulivi, sono tutte operazioni Ante Operam e cioè di preparazione all’avvio del vero cantiere e dunque, in quanto tali, non si possono considerare un avvio dei lavori.
Lo ribadiamo, stiamo assistendo a qualcosa di aberrante: si stanno sacrificando inutilmente gli ulivi senza che il progetto – presentato a febbraio di quest’anno – abbia le necessarie autorizzazioni per consentire la realizzazione del microtunnel.
In queste settimane siamo riusciti tanto a rallentare i lavori quanto a far emergere la non regolarità del “sistema Tap”.
Siamo riusciti a far tornare indietro trenta alberi che poi Tap ha abbandonato: tenendo fede al patto di tutela stretto con il nostro territorio e seguendo la linea della non violenza, abbiamo permesso che gli alberi venissero invasati e curati anche se, dobbiamo ammetterlo, temiamo che il metodo con cui si è proceduto al loro espianto abbia già segnato la loro fine.

NOI RESTIAMO IN PRESIDIO PERMANENTE A CONTROLLARE IL MALAFFARE TAP.

Speciale: San Basilio nel presidio “No TAP” la ronda spontanea dei tamburelli

Grande affluenza di artisti

Si è svolta a San Basilio nel presidio “No TAP” la ronda spontanea dei tamburelli. Alessia Tondo ed Emanuele Licci sono stati gli ideatori, ai quali abbiamo dato appoggio incondizionato. #pizzicalive #MovimentoNoTAP

Per prima cosa, bisogna ringraziare tutti i danzatori e musicisti che sono intervenuti, senza di loro non sarebbe stato un successo. Molti anche sono venuti da fuori regione, addirittura dalla Sicilia.

Grazie a tutti quelli che ci hanno messo la faccia

Qui di seguito gli artisti che sono intervenuti: #EmanueleLicci #GiulioBianco #AlessiaTondo #GioeleNuzzo #StellaGrande #RoccoNigro #RobertoChiga #DarioMuci #EnzaPagliara #CarloCanaglia #MoanaCasciaro #GiacomoCasciaro #CristinaFrassanito #LauraDeRonzo #LuigiNuzzo #DomenicoRiso #RoccoBorlizzi #MassimilianoDeMarco #EmanuelaGabrieli #RoccoMorciano #MinoCavallino #RaffaellaAprile #NinfaGiannuzzi #FabrizioDeMatteis #CantoriDiZollino Se qualcuno ci sará sfuggito chiediamo scusa anticipatamente.

Chiaramente sono intervenuti anche in nome dei loro gruppi, ma la cosa bella è stata anche la partecipazione di tutti quelli che sono venuti per simpatizzare. Magari un giorno ci costringeranno a fare delle altre ronde per sensibilizzare ed informare la gente che viene deviata dall’informazione ipocrita. Notare che non vi era nessuna televisione. (n.d.r.) Noi siamo noi, solo noi… noi usiamo il “tam-tam”, e statene certi non molleremo mai.

Si apre la ronda

Grazie a tutti e anche ai ragazzi del via del mare, che hanno esposto uno striscione triplice con scritto quello che pensano. Pizzica Live: Lu core nui bu damu… #ieureporter











Le foto di Mirko Francese: enter
Nel primo pomeriggio, la “Passione” in griko di Antimo Pellegrino e i “Cantori di Zollino” e poi a San Foca il momento informativo assieme alla Lilt, per “ribadire le posizioni della Lega Tumori circa la pericolosità del gasdotto dal punto di vista sanitario, stante la già compromessa situazione epidemiologica del territorio”.

Si ringraziano tutti i  media che non sono pervenuti, così sappiamo chi siete. #LuCesiri Prossimi aggiornamenti…