Riprendere in mano il proprio destino: ritorno alla terra, alla consapevolezza.

Introducendo “Vivere senza supermercato” di Elena Tioli. Francesco Manni, Serena Fiorentino, Francesca Casaluci, Helen Centobelli, Drake S. Masciullo, Giovanni Pellegrino, Simone Russo

Una scommessa, un auspicio sortito da facili slogan o parole d’ordine che, in determinati periodi avrebbero la funzione di esorcizzare paure serpeggianti nel comune sentire?
Parrebbe di no, almeno nel felice contesto della serata indetta da Nuova Messapia, Salento Km zero e Ritorno alla Terra, per la giornata di martedì 30 maggio 2017, a Soleto (sala DNA Donna-Nuova Messapia).
Difatti, gli interventi incentrati attorno alla testimonianza di Elena Tioli, giovane mantovana – di romana adozione – assertrice della provata, esperita condizione di transfuga dal ruolo di “consumatore”, collimano, spontaneamente, verso un nuovo (?) disegno sociale, comunitario, che restituisce agli uomini il senso di una condizione esistenziale – produttiva, simbolica, relazionale – nella quale asimmetrie, ineguaglianze, subordinazioni cedono il passo ad un rapporto ecologico e responsabile con i propri simili e contesto di vita (alias Natura). “Vivere senza supermercato” è la sfida ed il suggerimento di Elena. Vivere senza pesticidi è la risposta di realtà quali Agricola Piccapane (Cutrofiano di Lecce), da almeno undici anni sul fronte della “certificazione partecipata”, della produzione orticola (ma non solo), che si fa forte delle consapevolezze e pratiche agricole di un’agricoltura naturale, onesta, “a misura d’uomo” (non scevra di difficoltà legate al superamento di atteggiamenti ancora duri a morire nel consumatore locale).

Vivere rompendo gli schemi del modello carrierista delle nostre attempate società occidentali: è quel che racconta Serena, giovane madre salentina che, come Elena, ad un certo punto della propria vita avverte le incongruenze di un “modello per la felicità” consumista e che, in un nuovo progetto di vita (questa volta sì, realmente imprenditoriale) oculato ed intelligente, ridisegna spazi e tempi per una produzione ecocompatibile, familiare, rispettosa delle colture e dei ritmi della propria vita, della propria terra. Serena torna, con la propria famiglia, attore consapevole della propria esistenza, dei legami solidali fra uomini. Perché, esattamente tale solidarietà, fra uomini, ritorna (rientrata dalla finestra della Storia) nei vissuti di questi piccoli-grandi donne e uomini, impegnati nella ricostruzione – a tutte le latitudini – del senso dello stare al mondo.

“Stare al mondo per calarsi aderentemente nel modello competitivo delle professioni, della produzione ad ogni costo?”. Sembrerebbe privo di reti di sicurezza – per quanto fascinoso, accattivante – un modello produttivo, di sviluppo che, dinanzi a singoli rovesci di fortuna, improvvisamente, lascerebbe l’individuo solo, indebolito, dinanzi alle ferree leggi del mercato, del consumo (ovvero, chi ha diritto o meno all’accesso al consumo). Tale condizione – inizialmente spiazzante, oscura – conosce Elena Tioli. “Ero una consumista”, afferma pulita, senza mezzi termini. “Non mi ero mai posta questioni legate ad un consumo critico”, continua. Il suo intervento, breve ed incisivo, ricorda come gran parte degli stessi cittadini critici ed impegnati siano, comunque, nati e cresciuti, socializzati in una società votata alla produzione. Le sue parole, oneste, focalizzano attenzione al “processo”: come un individuo, in un qualsivoglia momento della propria vita, possa acquisire consapevolezza delle aporie del “mercato”. E come tale momento, rappresenti, alle volte, una salvifica occasione da cui ricominciare. Ricominciare insieme agli altri; ricominciare intessendo modalità produttive (vedi ad es. i G.A.S., gruppi d’acquisto solidale, nei quali produttori e acquirenti si incontrano in una cornice conviviale, non meramente commerciale, aperta a dimensioni sociali e culturali) etiche, responsabili, sia nei riguardi della tutela delle risorse naturali, dei Beni Comuni, che della manodopera. “Noi ci occupiamo di sociale oltre che di agricoltura naturale” ribadisce, non a caso, la rappresentante di Luna, realtà agricola fra Seclì e Galatone.
“Noi stiamo facendo”, coniuga nei tempi opportuni Tommaso, membro della virtuosa Piattaforma locale di agricoltori nata attorno a Salento Km Zero (ma non solo), sulla soglia del varo del Manifesto comune. “Stiamo facendo: non diciamo ‘faremo’”. E tale impegno si lega, nelle sue prassi, alla difesa concreta del territorio, dal basso: nei confronti di speculazioni agite da multinazionali ed affaristi. Speculazioni che, laddove non emergano macroscopicamente come grandi opere ingegneristiche impattanti, ingenerano comunque esternalità negative per il territorio. Di inquinamento del terreno e della falda acquifera, oltre che dell’aria, parla a tal proposito Salvatore, cittadino soletano, convinto fautore del monitoraggio della prima, a carico dell’autotassazione volontaria di singoli cittadini. Nel suo racconto, Salvatore non cela il rapporto non sempre collaborativo, facilitatore di soggetti istituzionali.

Ma al di là di note, osservazioni realiste, non ingenue, la sala – ben attenta e gremita – sa accogliere, maturamente, gli input ed esperienze offerte dai relatori intervenuti. Diverse domande, considerazioni, trattenute sulle labbra, si riservano di manifestarsi nella dimensione conviviale del conseguente rinfresco – rigorosamente biologico, offerto da Agricola Piccapane e Produzione Giancane – a degno completamento dell’incontro.

Adriana Pulití 
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