ZES, le Zone Economiche Speciali

Ho letto con interesse la discussione sulle ZES, le Zone Economiche Speciali.

Incentivi alle imprese, benefici fiscali, credito d’imposta e nuovi progetti imprenditoriali per aree strategiche individuate di concerto tra i vari livelli istituzionali.


Gli interventi che verranno previsti, qualsiasi sia la delimitazione delle aree e al netto delle discussioni di campanile, saranno utili per una infrastruttura economica e fisica che però ancora una volta, pur strategica nel suo aspetto logistico, non arreca benefici concreti e basilari sulla vita delle economie territoriali e trascura presupposti irrinunciabili per tali obiettivi. La solita aspirina, il palliativo che rinuncia a curare realmente il malato.
strategic
Il governo Regionale, deputato ad un ruolo importantissimo nella definizione delle aree e degli obiettivi di rinascita economica, pur tenendo giustamente a cuore la città di Taranto e l’area brindisina con i loro sistemi portuali, non può e non deve trascurare il deficit infrastrutturale in cui versa la Puglia meridionale e di cui parliamo costantemente inchiodati e immobili in una palude politica e amministrativa da cui non si vuole evadere.

Questioni impellenti e paradossi nel governare impediscono qualsiasi reale miglioramento di questa terra isolata e destinata alla non amministrazione: si pensi al collegamento tirreno adriatico dell’alta capacità Napoli- Bari che non può e non deve fermarsi escludendo il resto delle provincie ricostruendo un muro tra il nord e il sud della Puglia; così come alla questione dei depuratori che ancora oggi nonostante i richiami europei scaricano in mare presso località premiate dalle 5 vele ed ad alto valore ambientale e paesaggistico; si pensi soprattutto al ciclo dei rifiuti che aspetta di essere definitivamente chiuso, rinviando di anno in anno la costruzione delle impiantistiche adeguate, conferendo in discarica, vessando finanziariamente i cittadini.

Di questo bisogna preoccuparsi, altrimenti ogni possibile cura economica o fiscale sarà ininfluente sul futuro sostenibile e ed economicamente solido della Puglia tutta. Abbiamo bisogno di riportare alla normalità questo pezzo di Sud che arranca ed è lontano da standard raggiunti da decenni nel resto d’Europa.

Un aeroporto strategico per l’economia e le vite dei cittadini e che serve l’intera penisola Salentina sprovvisto di un collegamento ferroviario non può definirsi Europa, è accaduto per Bari si può fare anche a Brindisi, come non è Europa l’assenza totale di un servizio pubblico su rotaia nei giorni festivi e l’assenza di un contratto di servizio che possa garantire fruibilità piena e adeguata per dodici mesi all’anno. Sergio Blasi

Prima di azioni speciali, abbiamo bisogno di azioni normali, l’abc per un paese degno di essere tra i grandi della terra.

Bisogna altrimenti amaramente considerare, ancora una volta, che a Roma come a Bari, un nord non vuole per nulla preoccuparsi di ciò che c’è più a sud, sempre più Sud.

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