Archivio di semi antichi in puglia per combattere le multinazionali

Pomodori neri, 30 varietà di patate e non solo.
La storia è bella, da film indipendente e visionario al Sundance Festival. Due contadini della Puglia stanno creando un nuovo mercato alternativo dei vegetali nel grande mondo delle multinazionali.Il Davide libero e organico contro il Golia degli ogm e del monopolio dei semi. Da una parte ci sono gli amici d’infanzia Angelo Giordano e Valerio Tanzarella di Ceglie Messapica, due agricoltori speciali che sperimentano e collezionano semi rari e incredibili; dall’altra padroneggiano Monsanto-Bayer e Syngenta, due aziende multi(sovra)nazionali di biotecnologie agrarie che hanno in mano circa l’83% delle sementi del mercato globale, più o meno il 95% del cibo vegetale che gira tra le nostre gengive. Queste due aziende detengono anche il 70% dei farmaci tuttora in uso nelle coltivazioni terrestri, e il dato è quindi curioso: queste aziende che producono semi (e quindi i futuri vegetali) sono anche le stesse compagnie che producono gli agrofarmaci che a quel seme occorrono per potersi sviluppare e produrre. Ok è un dato spaventoso, non curioso.

 Angelo è un agronomo a tutti gli effetti, Valerio è invece un avvocato, che ha lavorato per anni a Rai Cinema nell’ufficio legale. “Cinque anni e mezzo fa abbiamo aperto Ex Terra, una società Srl che però è anche una SB, una società benefit. Infatti, oltre a essere una società con profitto, come tutte le altre, la nostra persegue anche fini etici. Cerchiamo di guadagnare, ma aspirando a fare del bene. Angelo è più concentrato sulla parte produttiva e agraria, diciamo così, io invece mi occupo di più del reparto commerciale, legislativo e legale. Insieme abbiamo un azienda che si occupa di semi di varietà dimenticate, rare e preziose, antiche e particolari, di coltivarle, di studiarle e di diffonderle, e di proporle in nuovi mercati. È un lavoro bellissimo, ma dobbiamo lottare come leoni!”
 Ci capita in continuo di trovare in campagna, da qualche contadino anziano, semi ancora nascosti, magari qualcuno morendo ha lasciato una scatola con tesori di sementi nei monasteri.

Angelo e Valerio sono due quasi quarantenni, con cultura universitaria ed esperienze in grandi aziende, ma con lo spirito battagliero di Toro Seduto e Che Guevara. Sono due Jedi delle coltivazioni e delle sementi naturali. Quello che praticano è disobbedienza civile, coltivando e promuovendo i semi della disobbedienza. “Prima di tutto cerchiamo di immortalare e riprodurre la biodiversità di un tempo, ma anche di incentivare le scoperte scientifiche e nutraceutiche di alcuni vegetali. La ‘nutraceutica’ è un neologismo sincratico da “nutrizione” e “farmaceutica”, coniato dal Dr. Stephen DeFelice nel 1989. Nel particolare i nutraceutici sono quei principi nutrienti contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute. Quindi curarsi, mangiando frutta e verdura sane”.

Varietà di pomodori by Ex Terra

Quello che i due Indiana Jones dei vegetali raccontano ha dell’incredibile: “Alcuni pomodori hanno dei principi nutritivi 200 volte rispetto ad altre varietà. Magari a quelle 7 varietà che troviamo sempre e immancabilmente nei supermercati italiani, che hanno tutti la stessa forma, lo stesso non sapore e la medesima inefficacia nel nutrire chi li mangia”.

Monsanto e Bayer hanno appena fatto la fusione, per poter unire il seme al farmaco per farlo crescere; Syngenta è invece appena stata acquistata dal colosso cinese ChemChina, con una misera operazione da 44 miliardi di dollari. Tutto questo sbattimento economico per potersi definitivamente affermare nell’egemonia delle sementi mondiali. Brividi.

Al contrario, Valerio e Angelo dal 2012 hanno oltre 7000 varietà diverse, tra cui “solo” 1200 tipologie di pomodori (ricordiamo il raffronto umiliante con le multinazionali, che al supermercato forniscono solamente 13-14 specie ibride). Le loro passate di pomodori dai colori rosso, nero e giallo funzionano sul mercato perché hanno una filiera chiusa, non c’è nessuna trafila con l’industria robotica. I ragazzi hanno un atteggiamento di studio ben analitico, quasi tailor made sulle singole varietà.
Passate di pomodoro colorate

“Abbiamo in saccoccia 20 varietà di melanzane, 200 di peperoncini e peperoni, 30 di patate, 15 di piselli, 15 di taccole, 30 di fave, 10 di ceci, 100 di meloni e poi zucche, piante emozionanti come la Mimosa Pudica, cactus e piante grasse degni dei primi film di David Lynch, piante che entrano nel mondo del tessile, un vitigno composto da quasi 20 varietà di uva diverse!”

Ti rendi conto che il 90% delle varietà che coltiviamo noi sono potenzialmente illegali?

Per i due poeti del vegetale il futuro è funzionale: la parola nutraceutica equivale a mangiare ed evolvere con quello che ci cresce naturalmente intorno, nel luogo e nella stagione giusta.

“Ci capita in continuo di trovare in campagna, da qualche contadino anziano, semi ancora nascosti, magari qualcuno morendo ha lasciato una scatola con tesori di sementi tipo Lara Croft, nei monasteri, quando meno te l’aspetti. Ci chiamano e ci dicono: “vieni che ti devo far vedere una cosa… È emozionante! Ultima scoperta: non una cima di rapa, non è un broccolo, non è un cavolo riccio, ma assomiglia a tutti questi. Che diavolo c’ha regalato oggi la natura?”
 Se lavorano così bene allora, perché i contadini del mondo si ostinano a comprare semi dalle multinazionali?

Mi risponde subito Valerio: “Dopo la seconda guerra mondiale l’Unione Europea ha rivoluzionato il settore agricolo, con l’idea iniziale che l’“industria” dell’agricoltura dovesse puntare più verso l’uso della chimica; politiche economiche e agricole, lo sviluppo industriale e tecnologico/chimico hanno fatto in modo che l’impiego di varietà vegetali geneticamente selezionate, fertilizzanti, fitofarmaci e altri investimenti di capitale in forma di mezzi tecnici fossero la normalità. Si è arrivati a prediligere e a preferire semi da brevetto, frutto della creazione di scienziati (o presunti tali) che danno apparentemente abbondanti raccolti, con prodotti belli e pesanti da vendere sul mercato. A scapito di ciò si è però appiattita la qualità, la presenza sempre minore di proprietà e benefici, a vantaggio delle vendite”. Insomma, si è incentivato l’uso di vegetali belli e formosi (ma poco nutrienti) a svantaggio di vegetali molto più nutrienti ma che hanno poca resa, nella produzione e nello standard estetico.

 “Il contadino è invitato a usare queste sementi delle multinazionali, perché garantiscono resa e anche finanziamenti europei, a scapito della qualità” racconta Valerio, ma Angelo ne rincara la dose: “Un contadino non si mette in proprio perché è schiavo di una filiera dalla quale non riesce a svincolarsi: se io produco tanti pomodori, l’azienda trasformatrice ha un macchinario formattato solo per alcune misure precise di 5 varietà di pomodori (le stesse sementi delle multinazionali). I concimi e le vaschette, le macchine per incapsulare il seme sono da sempre settati per quelle poche fortunate varietà d’elite in mano a Monsanto e Syngenta. Tutto il mondo agricolo è costruito su quelle poche specie in mano alle multinazionali!”

Il contadino non si rende conto della sua potenza. In un nonnulla può disinnescare e scardinare tutto il sistema.

 “Attraverso le giornate dello scambio dei semi, tra nord e sud dell’Italia, tra est-ovest del pianeta, tra primo e terzo mondo, noi possiamo diffondere non solo i nostri semi, ma ricevere quelli degli altri, fare informazione sui risultati delle singole coltivazioni, sul tipo di clima, terreno e lavoro tecnico che hanno bisogno. Il problema è la legislazione: se tu hai tanti soldi iscrivi le varietà, te ne inventi una in laboratorio e la iscrivi nei registri nazionali ed europei. Questo metodo incastra però i piccoli coltivatori che non possono permettersi di spendere tanti soldi per brevettare le proprie piccole varietà e sprecare il tempo ad aspettare questo cacchio di brevetto. Per non parlare dei documenti, gli studi e le ricerche, i documenti legali da allegare per sollecitarne l’approvazione.
Ti rendi conto che il 90% delle varietà che coltiviamo noi sono potenzialmente illegali? Quelle commerciabili devono essere sicure per il consumatore, aspettare lunghi iter di controllo che nel frattempo fanno crollare la voglia di coltivare. Magari sono pomodori centenari delle campagne pugliesi e non si possono vendere sul mercato! Un pomodoro antico non è mio o tuo, appartiene a tutta quella comunità che l’ha tramandato negli anni, selezionato e cucinato, salvato dalla clessidra del tempo e del business moderno”.
 Angelo e Valerio non condannano chi vuole eventualmente registrare un seme, ma vogliono avere la certezza che poi questa registrazione venga usata per scopi nobili, e non meramente per lucrare. Vogliono altresì risvegliare la coscienza del contadino perché “è lui alla base di tutta la filiera, non si rende conto della sua potenza. In un nonnulla può disinnescare e scardinare tutto il sistema. È un elefante tenuto legato a un palo con un filo di cotone: se qualcuno sussurra nelle sue grandi orecchie che il filo è di cotone, con un sol passo sarà libero”.
 Sulla Terra c’è anche la Svalbard global seed vault, sull’isola di Spitsbergen in Norvegia, una “banca” dei semi in mano a Microsoft. E qui si ritorna al discorso di prima: le sementi in mano a una grande azienda per scopi puramente economici. Ex Terra di Angelo e Valerio è invece un archivio dei semi, non una banca, perché il termine “banca” è errato: la banca presta e chiede indietro con gli interessi, a loro due piace invece coltivare quei meravigliosi frutti e vederli masticare da tutti. Tutti.
Fonte: munchies.vice.com

XYLELLA? NON SOLO. Riflessioni di Riccardo Rella

Da 24 anni portiamo avanti, rispettosamente, il trekking alla conoscenza di tutto il territorio Salento con al seguito tantissimi camminatori. Da anni ci viene spontanea una domanda angosciante: – Dove sono finite tutte quelle deliziose creaturine alate che sorvolavano incessantemente le nostre teste? Che fine hanno fatto quei tantissimi passerotti, cinciallegre, pettirossi e capinere che volteggiavano, si posavano e beccavano sugli alberi? Sono spariti tutti! – Quegli uccelletti, prettamente insettivori, non si accanivano contro i tronchi degli alberi ma trovavano loro giusto e unico sostentamento cibandosi di parassiti, insetti vettori di patologie, nel giusto equilibrio naturale. Non più gioia nel vederli svolazzare nelle campagne; ora solo qualche gazza, qualche falchetto o ùpupa! Quei graziosi amichetti si posavano sui rami e per loro sopravvivenza, liberavano gli alberi da insetti e da vari patogeni come la sputacchina che veicolerebbe il batterio della xylella fastidiosa e che sta provocando, ormai, da anni, il disseccamento degli ulivi, le spettacolari sculture vegetali di casa nosta.

Quanto provocato dall’uomo ha innescato un risultato non più controllabile; ha privato le piante delle difese naturali, creando squilibrio negli incontestabili, plurimillenari progetti evolutivi di Madre Natura, dando la possibilità ai batteri di diffondersi tranquillamente. Per ovviare al danno si è pensato, con estrema ratio, di irrorare veleni, di espiantare e addirittura, di trasferire quei venerabili ultracentenari.

Si è innescato, così, un ulteriore, micidiale effetto domino tra quegli alberi, tra il piano campagna ed il carsismo epigeo ed ipogeo; una percolazione di veleni, rifiuti, piombo, discariche nelle fessurazioni superficiali e profonde che stanno inquinando pozzi e falde e per logica conseguenza, anche il mare. La situazione sta diventando sempre più pericolosa, non solo per gli ulivi; il minuscolo Sapiens, indisturbato, ritenendosi padrone di tutto e di poter fare e disfare, egoisticamente, subisce, piange e poi si dispera. Finge di accorgersi, purtroppo, solo a posteriori, dei gravissimi, irreversibili danni che stanno modificando, sempre più velocemente, l’equilibrio atmosferico ed idrogeologico del pianeta ed il diretto rapporto con il suo sole; per ultimo, l’allucinante “giochetto con i missili a testata nucleare verso l’autentica pace nel mondo”.

Lecce 16 settembre 2017
 Il presidente

Riccardo Rella

Oggi parliamo con “Riccardo Rella” – Presidente, SpeleoTrekkingSalento

Riccardo Rella: un illimitato amore per il Salento. 

Riccardo Rella
Riccardo Rella

Nato a Lecce il 29 gennaio 1940, sin dai primi anni del 1970 effettuò attività speleologica anche con gli scopritori della Grotta dei Cervi di Porto Badisco. Il 10 ottobre del 1998 presentò in conferenza stampa,  nella sala della Provincia di Lecce, poi direttamente al sindaco di Otranto, Luciano Cariddi la sua personale intuizione  relativa all’applicazione  RV3D  ovvero Realtà Virtuale tridimensionale avvolgente, semi o immersiva mirata alla fruizione turistica, 100%pulita, della Grotta dei Cervi:  la sua idea, definita dalla stampa dell’epoca “Rivoluzionaria”, ora, proiettata nel castello di Otranto, ha quasi risolto definitivamente il problema che ha arrovellato il cervello degli studiosi sin dalla scoperta. L’applicazione, suggerita dal presidente Rella, si completerebbe splendidamente se si realizzasse, nella stessa Valle dei Cervi il Maxischermo Natura nonché il suggestivo itinerario preistorico-sonoro e megalitico entrambi da lui ideati e resi pubblici (v. trekkingsalento. It).

 

Il 31 gennaio 1993, il Rella iniziò per primo, in località Ciolo di Gagliano del Capo, l’attività di Trekking nel Salento coinvolgendo, ininterrottamente, migliaia di persone a piedi, alla scoperta del territorio salentino fino all’epoca quasi letteralmente sconosciuto alle masse. Oggi, dopo l’assordante passaparola dei suoi entusiastici camminatori, la sua idea del trekking ha contribuito all’esplosione del turismo nel Salento dimostrando la validità della sua profonda passione. Tutti gli operatori turistici della Rete Capo di Leuca Network, in occasione del ventennale del trekking, in località Ciolo, gli hanno consegnato una targa di ringraziamento.

 

Da ben 14 anni, ininterrottamente, il presidente Rella ha portato avanti, con migliaia di pellegrini e camminatori, il Cammino per Leuca o Leucadense della Via dei Pellegrini, da Brindisi a Leuca attraverso 24 comuni con il preciso scopo di far dichiarare Leuca “TERMINALE E CONVERGENZA STORICO, GEOGRAFICO E SPIRITUALE DELLE VIE FRANCIGENE DEL SUD EST E D’EUROPA” . Recentemente la Regione Puglia si è pronunciata positivamente. Il presidente Rella ha scritto ed invitato i 24 comuni dell’itinerario fidei a tabellare velocemente, con la sua collaborazione diretta e sempre gratuita, il tracciato. Alcuni comuni, Torchiarolo in primis, hanno già provveduto ed il Rella chiede, cortesemente a tutti gli altri, di velocizzare la segnaletica in quanto i pellegrini stanno già arrivando e non trovando la logica progressione dei segnali rimangono perplessi e disorientati. La Via Francigena, conosciuta in tutto il mondo, parte dall’inglese Canterbury, scende per Roma, Benevento, Brindisi ed ora finalmente conclude a S. Maria di Leuca… o viceversa quale Via Romea.

Le ricettività salentine ne trarrebbero un immediato ritorno turistico. È però necessario velocizzare la segnaletica e la cosa è urgentissima. Non si può perdere ulteriore tempo. Bisogna fare presto!

Riprendere in mano il proprio destino: ritorno alla terra, alla consapevolezza.

Introducendo “Vivere senza supermercato” di Elena Tioli. Francesco Manni, Serena Fiorentino, Francesca Casaluci, Helen Centobelli, Drake S. Masciullo, Giovanni Pellegrino, Simone Russo

Una scommessa, un auspicio sortito da facili slogan o parole d’ordine che, in determinati periodi avrebbero la funzione di esorcizzare paure serpeggianti nel comune sentire?
Parrebbe di no, almeno nel felice contesto della serata indetta da Nuova Messapia, Salento Km zero e Ritorno alla Terra, per la giornata di martedì 30 maggio 2017, a Soleto (sala DNA Donna-Nuova Messapia).
Difatti, gli interventi incentrati attorno alla testimonianza di Elena Tioli, giovane mantovana – di romana adozione – assertrice della provata, esperita condizione di transfuga dal ruolo di “consumatore”, collimano, spontaneamente, verso un nuovo (?) disegno sociale, comunitario, che restituisce agli uomini il senso di una condizione esistenziale – produttiva, simbolica, relazionale – nella quale asimmetrie, ineguaglianze, subordinazioni cedono il passo ad un rapporto ecologico e responsabile con i propri simili e contesto di vita (alias Natura). “Vivere senza supermercato” è la sfida ed il suggerimento di Elena. Vivere senza pesticidi è la risposta di realtà quali Agricola Piccapane (Cutrofiano di Lecce), da almeno undici anni sul fronte della “certificazione partecipata”, della produzione orticola (ma non solo), che si fa forte delle consapevolezze e pratiche agricole di un’agricoltura naturale, onesta, “a misura d’uomo” (non scevra di difficoltà legate al superamento di atteggiamenti ancora duri a morire nel consumatore locale).

Vivere rompendo gli schemi del modello carrierista delle nostre attempate società occidentali: è quel che racconta Serena, giovane madre salentina che, come Elena, ad un certo punto della propria vita avverte le incongruenze di un “modello per la felicità” consumista e che, in un nuovo progetto di vita (questa volta sì, realmente imprenditoriale) oculato ed intelligente, ridisegna spazi e tempi per una produzione ecocompatibile, familiare, rispettosa delle colture e dei ritmi della propria vita, della propria terra. Serena torna, con la propria famiglia, attore consapevole della propria esistenza, dei legami solidali fra uomini. Perché, esattamente tale solidarietà, fra uomini, ritorna (rientrata dalla finestra della Storia) nei vissuti di questi piccoli-grandi donne e uomini, impegnati nella ricostruzione – a tutte le latitudini – del senso dello stare al mondo.

“Stare al mondo per calarsi aderentemente nel modello competitivo delle professioni, della produzione ad ogni costo?”. Sembrerebbe privo di reti di sicurezza – per quanto fascinoso, accattivante – un modello produttivo, di sviluppo che, dinanzi a singoli rovesci di fortuna, improvvisamente, lascerebbe l’individuo solo, indebolito, dinanzi alle ferree leggi del mercato, del consumo (ovvero, chi ha diritto o meno all’accesso al consumo). Tale condizione – inizialmente spiazzante, oscura – conosce Elena Tioli. “Ero una consumista”, afferma pulita, senza mezzi termini. “Non mi ero mai posta questioni legate ad un consumo critico”, continua. Il suo intervento, breve ed incisivo, ricorda come gran parte degli stessi cittadini critici ed impegnati siano, comunque, nati e cresciuti, socializzati in una società votata alla produzione. Le sue parole, oneste, focalizzano attenzione al “processo”: come un individuo, in un qualsivoglia momento della propria vita, possa acquisire consapevolezza delle aporie del “mercato”. E come tale momento, rappresenti, alle volte, una salvifica occasione da cui ricominciare. Ricominciare insieme agli altri; ricominciare intessendo modalità produttive (vedi ad es. i G.A.S., gruppi d’acquisto solidale, nei quali produttori e acquirenti si incontrano in una cornice conviviale, non meramente commerciale, aperta a dimensioni sociali e culturali) etiche, responsabili, sia nei riguardi della tutela delle risorse naturali, dei Beni Comuni, che della manodopera. “Noi ci occupiamo di sociale oltre che di agricoltura naturale” ribadisce, non a caso, la rappresentante di Luna, realtà agricola fra Seclì e Galatone.
“Noi stiamo facendo”, coniuga nei tempi opportuni Tommaso, membro della virtuosa Piattaforma locale di agricoltori nata attorno a Salento Km Zero (ma non solo), sulla soglia del varo del Manifesto comune. “Stiamo facendo: non diciamo ‘faremo’”. E tale impegno si lega, nelle sue prassi, alla difesa concreta del territorio, dal basso: nei confronti di speculazioni agite da multinazionali ed affaristi. Speculazioni che, laddove non emergano macroscopicamente come grandi opere ingegneristiche impattanti, ingenerano comunque esternalità negative per il territorio. Di inquinamento del terreno e della falda acquifera, oltre che dell’aria, parla a tal proposito Salvatore, cittadino soletano, convinto fautore del monitoraggio della prima, a carico dell’autotassazione volontaria di singoli cittadini. Nel suo racconto, Salvatore non cela il rapporto non sempre collaborativo, facilitatore di soggetti istituzionali.

Ma al di là di note, osservazioni realiste, non ingenue, la sala – ben attenta e gremita – sa accogliere, maturamente, gli input ed esperienze offerte dai relatori intervenuti. Diverse domande, considerazioni, trattenute sulle labbra, si riservano di manifestarsi nella dimensione conviviale del conseguente rinfresco – rigorosamente biologico, offerto da Agricola Piccapane e Produzione Giancane – a degno completamento dell’incontro.

Adriana Pulití