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Gli Americani ci salveranno. Atto secondo

Gli Americani ci salveranno. Atto secondo.

Di: Adriana Pulití

Al pari degli eventi di almeno sette decadi addietro, ancora una volta l’italico cuore volge speranzoso lo sguardo Oltreoceano. La ratio di fondo pare la medesima; pare.

Al di lá di banalizzazioni nel rendere fatti storici (in realtà, il popolo italiano si andava via via a liberare da sé della presenza fascista), rimane la consapevolezza di come, nel nostro Paese si indulga nella concezione individualista di un eroe che, come deus ex machina, arrivi provvidenzialmente a risolvere i nostri problemi di ordine socio politico. Questo, a detrimento, invece, di una Storia pensata ed agita da una collettività matura, non passiva, ma cosciente; la Storia secondo una concezione braudelliana. “Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?”
Si aspetta sempre e comunque un Principe; delegando. Specie se il solleone spinge al disimpegno e oblio.


E allora, tanto meglio se il nuovo Campione sia una star hollywoodiana (anche questo, forse, segno dei tempi). Tanto meglio se a piangere davanti alla Regina, ulivo millenario, si ripropongano e legittimino tesi pandemiche, legate non tanto alla ricerca di un complesso di fattori (analisi multivariata nella ricerca; analisi matura!), ma uno soltanto, assoluto come Dio…il batterio. Piú semplice da pensare.
Ci piacerebbe però che questi studi fossero una buona volta sottoposti al vaglio dell’ampia comunità scientifica.