XYLELLA? NON SOLO. Riflessioni di Riccardo Rella

Da 24 anni portiamo avanti, rispettosamente, il trekking alla conoscenza di tutto il territorio Salento con al seguito tantissimi camminatori. Da anni ci viene spontanea una domanda angosciante: – Dove sono finite tutte quelle deliziose creaturine alate che sorvolavano incessantemente le nostre teste? Che fine hanno fatto quei tantissimi passerotti, cinciallegre, pettirossi e capinere che volteggiavano, si posavano e beccavano sugli alberi? Sono spariti tutti! – Quegli uccelletti, prettamente insettivori, non si accanivano contro i tronchi degli alberi ma trovavano loro giusto e unico sostentamento cibandosi di parassiti, insetti vettori di patologie, nel giusto equilibrio naturale. Non più gioia nel vederli svolazzare nelle campagne; ora solo qualche gazza, qualche falchetto o ùpupa! Quei graziosi amichetti si posavano sui rami e per loro sopravvivenza, liberavano gli alberi da insetti e da vari patogeni come la sputacchina che veicolerebbe il batterio della xylella fastidiosa e che sta provocando, ormai, da anni, il disseccamento degli ulivi, le spettacolari sculture vegetali di casa nosta.

Quanto provocato dall’uomo ha innescato un risultato non più controllabile; ha privato le piante delle difese naturali, creando squilibrio negli incontestabili, plurimillenari progetti evolutivi di Madre Natura, dando la possibilità ai batteri di diffondersi tranquillamente. Per ovviare al danno si è pensato, con estrema ratio, di irrorare veleni, di espiantare e addirittura, di trasferire quei venerabili ultracentenari.

Si è innescato, così, un ulteriore, micidiale effetto domino tra quegli alberi, tra il piano campagna ed il carsismo epigeo ed ipogeo; una percolazione di veleni, rifiuti, piombo, discariche nelle fessurazioni superficiali e profonde che stanno inquinando pozzi e falde e per logica conseguenza, anche il mare. La situazione sta diventando sempre più pericolosa, non solo per gli ulivi; il minuscolo Sapiens, indisturbato, ritenendosi padrone di tutto e di poter fare e disfare, egoisticamente, subisce, piange e poi si dispera. Finge di accorgersi, purtroppo, solo a posteriori, dei gravissimi, irreversibili danni che stanno modificando, sempre più velocemente, l’equilibrio atmosferico ed idrogeologico del pianeta ed il diretto rapporto con il suo sole; per ultimo, l’allucinante “giochetto con i missili a testata nucleare verso l’autentica pace nel mondo”.

Lecce 16 settembre 2017
 Il presidente

Riccardo Rella

Gli Americani ci salveranno. Atto secondo

Gli Americani ci salveranno. Atto secondo.

Di: Adriana Pulití

Al pari degli eventi di almeno sette decadi addietro, ancora una volta l’italico cuore volge speranzoso lo sguardo Oltreoceano. La ratio di fondo pare la medesima; pare.

Al di lá di banalizzazioni nel rendere fatti storici (in realtà, il popolo italiano si andava via via a liberare da sé della presenza fascista), rimane la consapevolezza di come, nel nostro Paese si indulga nella concezione individualista di un eroe che, come deus ex machina, arrivi provvidenzialmente a risolvere i nostri problemi di ordine socio politico. Questo, a detrimento, invece, di una Storia pensata ed agita da una collettività matura, non passiva, ma cosciente; la Storia secondo una concezione braudelliana. “Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?”
Si aspetta sempre e comunque un Principe; delegando. Specie se il solleone spinge al disimpegno e oblio.


E allora, tanto meglio se il nuovo Campione sia una star hollywoodiana (anche questo, forse, segno dei tempi). Tanto meglio se a piangere davanti alla Regina, ulivo millenario, si ripropongano e legittimino tesi pandemiche, legate non tanto alla ricerca di un complesso di fattori (analisi multivariata nella ricerca; analisi matura!), ma uno soltanto, assoluto come Dio…il batterio. Piú semplice da pensare.
Ci piacerebbe però che questi studi fossero una buona volta sottoposti al vaglio dell’ampia comunità scientifica.

Oggi parliamo con “Riccardo Rella” – Presidente, SpeleoTrekkingSalento

Riccardo Rella: un illimitato amore per il Salento. 

Riccardo Rella
Riccardo Rella

Nato a Lecce il 29 gennaio 1940, sin dai primi anni del 1970 effettuò attività speleologica anche con gli scopritori della Grotta dei Cervi di Porto Badisco. Il 10 ottobre del 1998 presentò in conferenza stampa,  nella sala della Provincia di Lecce, poi direttamente al sindaco di Otranto, Luciano Cariddi la sua personale intuizione  relativa all’applicazione  RV3D  ovvero Realtà Virtuale tridimensionale avvolgente, semi o immersiva mirata alla fruizione turistica, 100%pulita, della Grotta dei Cervi:  la sua idea, definita dalla stampa dell’epoca “Rivoluzionaria”, ora, proiettata nel castello di Otranto, ha quasi risolto definitivamente il problema che ha arrovellato il cervello degli studiosi sin dalla scoperta. L’applicazione, suggerita dal presidente Rella, si completerebbe splendidamente se si realizzasse, nella stessa Valle dei Cervi il Maxischermo Natura nonché il suggestivo itinerario preistorico-sonoro e megalitico entrambi da lui ideati e resi pubblici (v. trekkingsalento. It).

 

Il 31 gennaio 1993, il Rella iniziò per primo, in località Ciolo di Gagliano del Capo, l’attività di Trekking nel Salento coinvolgendo, ininterrottamente, migliaia di persone a piedi, alla scoperta del territorio salentino fino all’epoca quasi letteralmente sconosciuto alle masse. Oggi, dopo l’assordante passaparola dei suoi entusiastici camminatori, la sua idea del trekking ha contribuito all’esplosione del turismo nel Salento dimostrando la validità della sua profonda passione. Tutti gli operatori turistici della Rete Capo di Leuca Network, in occasione del ventennale del trekking, in località Ciolo, gli hanno consegnato una targa di ringraziamento.

 

Da ben 14 anni, ininterrottamente, il presidente Rella ha portato avanti, con migliaia di pellegrini e camminatori, il Cammino per Leuca o Leucadense della Via dei Pellegrini, da Brindisi a Leuca attraverso 24 comuni con il preciso scopo di far dichiarare Leuca “TERMINALE E CONVERGENZA STORICO, GEOGRAFICO E SPIRITUALE DELLE VIE FRANCIGENE DEL SUD EST E D’EUROPA” . Recentemente la Regione Puglia si è pronunciata positivamente. Il presidente Rella ha scritto ed invitato i 24 comuni dell’itinerario fidei a tabellare velocemente, con la sua collaborazione diretta e sempre gratuita, il tracciato. Alcuni comuni, Torchiarolo in primis, hanno già provveduto ed il Rella chiede, cortesemente a tutti gli altri, di velocizzare la segnaletica in quanto i pellegrini stanno già arrivando e non trovando la logica progressione dei segnali rimangono perplessi e disorientati. La Via Francigena, conosciuta in tutto il mondo, parte dall’inglese Canterbury, scende per Roma, Benevento, Brindisi ed ora finalmente conclude a S. Maria di Leuca… o viceversa quale Via Romea.

Le ricettività salentine ne trarrebbero un immediato ritorno turistico. È però necessario velocizzare la segnaletica e la cosa è urgentissima. Non si può perdere ulteriore tempo. Bisogna fare presto!

Sulentu (Salento) – i miei nonni lo chiamavano così.

Salento, prima era Sulentu.

I nostri nonni e bisnonni, lo chiamavano “Sulentu”, che voleva dire: “sole e vento”.

Non volevano, per niente dire sale, ma appunto: “sule e ientu”. Questo è un dato di fatto, ma nessuno lo aveva mai detto.

Ne abbiamo testimonianze dai ricordi dei nostri avi, ma chi sa mai perché, viene stravolta a piacere la parola ” Salento” che non vuol dire affatto “sale e vento”.

Come succede per certe vie, che prendono il nome e lo storpiando. È il caso di “via Cicolella” a Lecce, che anticamente, portava alla “Masseria Cicaleddha”. Un percorso ormai stravolto da circonvallazioni e quant’altro.

Per curiosità abbiamo preso dal web, quello che si dice del “toponimo” SALENTO.

Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Salento (disambigua).
Salento
Gallipoli Città Vecchia.jpg

Centro storico di Gallipoli

Stati Italia Italia
Regioni Puglia Puglia
Territorio Tutta la provincia di Lecce, la parte centro-meridionale della provincia di Brindisi e la parte orientale della provincia di Taranto.
Capoluogo Lecce
Superficie 5 329 km²
Abitanti 1 536 969 (2011)
Densità 288,41 ab./km²
Lingue italiano, salentino, dialetti pugliesi di transizione, siciliano, griko, arbëreshë
Zona-Salento-Posizione.png

Collocazione del Salento in Italia

Piazza Duomo, Lecce

Ponte Girevole nel Canale Navigabile, Taranto

Veduta della spiaggia degli Alimini e del lago

Il Mare di Porto Cesareo

Mare cristallino a Marina di Lizzano, Lizzano (TA)

Baia dell’Orte nei pressi di Punta Palascìa, punto più orientale d’Italia

Il Salento (in salentino: Salentu, in tarantino: Salènde, in greco Σαλέντο Salénto), noto anche come penisola salentina, è una regione geografica italiana coincidente con la parte meridionale della Puglia, tra il mar Ionio a ovest e il mar Adriatico a est. Costituisce il tacco dello stivale italiano.

Gli abitanti dell’area, che comprende l’intera provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, si distinguono soprattutto per caratteristiche glottologiche rispetto al resto della Puglia. Da un punto di vista storico il Salento ha fatto parte per molti secoli dell’antica circoscrizione denominata Terra d’Otranto.

 

 

Il Salento o penisola salentina, popolarmente noto come il “tacco d’Italia”, è una subregione che si estende sulla parte meridionale della Puglia,è idealmente delimitata a nord dalla cosiddetta “soglia messapica”, una depressione che va lungo la linea Taranto-Ostuni e che la separa dalle Murge.
È la zona più orientale d’Italia e comprende Capo d’Otranto, a sua volta il punto più ad oriente della penisola.
Il nome Salento sfugge ad ogni esustiva spiegazione etimologica e rimane per molti versi avvolto in un alone di mistero, un pò, come del resto, le stesse vicende del suo originario popolamento. Stando a quanto riferisce lo storico greco Strabone (63 a. C. – 24 d. C.), il Salento, che nell’antichità fu anche chiamato Iapygia e Messapia dal nome di antichi suoi abitatori provenienti dalle coste illiriche, derivò il nome dai Salentini, coloni cretesi che si stabilirono nel territorio. Questa ipotesi, in tempi meno remoti, fu supportata da alcune precisazioni sostenute da altri storiografi: le denominazioni Salento e Salentini sarebbero, secondo costoro, derivati da Salenzia, la città di origine dei suddetti coloni cretesi (Salenti), oppure dal nome del loro leggendario capitano, Salento per alcuni, Sale per altri. Lo storico romano Varrone sostiene che i Salentini furono il risultato di una mescolanza di tre gruppi etnici: Cretesi, capeggiati dal principe Idomeneo di Liczio, Illirici e Locresi, che si stabilirono sul territorio del Salento dopo aver stretto alleanza «in salo», ossia in mare, da dove provenivano. I termini Salento e Salentini, quindi, evocherebbero il mare con il fascino dei suoi suggestivi misteri e le ataviche migrazioni da sempre caratterizzanti questo ponte naturale nel Mediterraneo, crocevia di popoli, la cui originale posizione geografica sembra aver da sempre sostenuto una vocazione quasi naturale a vivere il rapporto tra culture diverse in termini di sintesi di civiltà, relativizzando e rimovendo le ragioni dello scontro, nonostante le vicende sanguinose di cui questa terra è stata frequentemente cruento teatro, In epoca romana, precisamente con il riordino amministrativo dell’impero operato da Augusto, il Salento prese il nome di Calabria (l’attuale Calabria veniva denominata Brutium = Bruzio), mentre alla conclusione delle guerre tra Longobardi e Bizantini, nei primi decenni del ‘600, la Penisola salentina, rimasta sotto il controllo di Bisanzio, costituì la provincia di Terra d’Otranto, dal nome della città meglio fortificata e sede delle autorità politiche, militari e religiose. Questa denominazione è rimasta sino all’unità d’Italia (1861), quando il Salento, con il nome di provincia di Lecce, comprendente anche i territori di Brindisi e di Taranto, fu una delle 59 province del Regno d’Italia. La Penisola salentina è stata suddivisa nelle attuali tre province in tempi recenti, ossia nel 1923, quando da Lecce vennero distaccati i circondari di Brindisi e Taranto e costituiti in province.

ZES, le Zone Economiche Speciali

Ho letto con interesse la discussione sulle ZES, le Zone Economiche Speciali.

Incentivi alle imprese, benefici fiscali, credito d’imposta e nuovi progetti imprenditoriali per aree strategiche individuate di concerto tra i vari livelli istituzionali.


Gli interventi che verranno previsti, qualsiasi sia la delimitazione delle aree e al netto delle discussioni di campanile, saranno utili per una infrastruttura economica e fisica che però ancora una volta, pur strategica nel suo aspetto logistico, non arreca benefici concreti e basilari sulla vita delle economie territoriali e trascura presupposti irrinunciabili per tali obiettivi. La solita aspirina, il palliativo che rinuncia a curare realmente il malato.
strategic
Il governo Regionale, deputato ad un ruolo importantissimo nella definizione delle aree e degli obiettivi di rinascita economica, pur tenendo giustamente a cuore la città di Taranto e l’area brindisina con i loro sistemi portuali, non può e non deve trascurare il deficit infrastrutturale in cui versa la Puglia meridionale e di cui parliamo costantemente inchiodati e immobili in una palude politica e amministrativa da cui non si vuole evadere.

Questioni impellenti e paradossi nel governare impediscono qualsiasi reale miglioramento di questa terra isolata e destinata alla non amministrazione: si pensi al collegamento tirreno adriatico dell’alta capacità Napoli- Bari che non può e non deve fermarsi escludendo il resto delle provincie ricostruendo un muro tra il nord e il sud della Puglia; così come alla questione dei depuratori che ancora oggi nonostante i richiami europei scaricano in mare presso località premiate dalle 5 vele ed ad alto valore ambientale e paesaggistico; si pensi soprattutto al ciclo dei rifiuti che aspetta di essere definitivamente chiuso, rinviando di anno in anno la costruzione delle impiantistiche adeguate, conferendo in discarica, vessando finanziariamente i cittadini.

Di questo bisogna preoccuparsi, altrimenti ogni possibile cura economica o fiscale sarà ininfluente sul futuro sostenibile e ed economicamente solido della Puglia tutta. Abbiamo bisogno di riportare alla normalità questo pezzo di Sud che arranca ed è lontano da standard raggiunti da decenni nel resto d’Europa.

Un aeroporto strategico per l’economia e le vite dei cittadini e che serve l’intera penisola Salentina sprovvisto di un collegamento ferroviario non può definirsi Europa, è accaduto per Bari si può fare anche a Brindisi, come non è Europa l’assenza totale di un servizio pubblico su rotaia nei giorni festivi e l’assenza di un contratto di servizio che possa garantire fruibilità piena e adeguata per dodici mesi all’anno. Sergio Blasi

Prima di azioni speciali, abbiamo bisogno di azioni normali, l’abc per un paese degno di essere tra i grandi della terra.

Bisogna altrimenti amaramente considerare, ancora una volta, che a Roma come a Bari, un nord non vuole per nulla preoccuparsi di ciò che c’è più a sud, sempre più Sud.

Salento, No Tap né qui né altrove, perchè!?

Perché No Tap né qui né altrove

Foto di Mimmo Giglio sul presidio a Melendugno (28 marzo). Leggi anche: Tap-peto per la multinazionale

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di Elena Gerebizza, Re:Common

È fine febbraio, siamo a Baku, capitale dell’Azerbaigian. A un incontro ufficiale il governo italiano viene bacchettato per inotevoli ritardi nella costruzione del gasdotto TAP, il segmento in terra nostrana del Corridoio Sud del Gas. Con la coda tra le gambe, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda dice subito che da lì a qualche giorno si procederà con l’espianto degli ulivi. Calenda cerca così di mettere una pezza e ridare fiducia alle banche – che ancora devono esprimersi sui prestiti richiesti dal consorzio proponente – e ai partner internazionali, in primis l’esecutivo azero, ma anche alla Commissione europea, con cui Palazzo Chigi sta facendo una “brutta figura”.

Invece di cogliere l’occasione e sfilarsi da un progetto che sarà un buco nero per le finanze pubbliche italiane e europee, come suggerivamo QUI, il nostro governo ha scelto di mandarecentinaia di poliziotti a Melendugno, nella campagna salentina, per difendere i mezzi della subappaltata che per conto della TAP deve procedere all’espianto degli ulivi. Sebbene manchino tutti i permessi.

Mentre gli abitanti di Melendugno e del Salento si opponevano fisicamente al passaggio dei mezzi e i sindaci con fascia tricolore, anche loro sul campo, negoziavano con il questore e il prefetto uno stop delle operazioni, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano denunciava l’espianto dei primi 211 ulivi (sui 1.900 da “trasferire”) come “illegale” in un post su Facebook ripreso dalla stampa e che ha fatto il giro dei social.

Dopo tre giorni di fuoco, il prefetto di Lecce ha chiesto alla società di sospendere le operazioni, che sono state così fermate fino a un chiarimento sulla questione dei permessi, che lo stesso prefetto ha preso in carico.

Noi di Re:Common siamo accanto al Comitato NO TAP, alla popolazione di Melendugno e al Salento intero, contro la realizzazione di questa grande opera che riteniamo inutile, imposta, e che arrecherà un danno permanente al territorio dove queste comunità vivono, oltre che a tutti i cittadini italiani e europei chiamati a finanziarla.

Già nel 2014, qualche mese prima dell’approvazione della Valutazione di impatto ambientale del gasdotto, abbiamo scritto in dieci punti le nostre ragioni contro il TAP, che potete leggereQUI Forse come il Comitato NO TAP siamo dei veggenti, o forse le nostre sono solo valutazioni di buon senso. Oggi, a tre anni di distanza dal 2014, e dopo oltre quattro anni di campagna pubblica e di iniziative per esporre tutti gli aspetti negativi di questa grande opera e le lacune profonde nella sua sostenibilità economica e finanziaria, pensiamo sia giusto ribadire il nostro NO a questo mega progetto.

A quelle dieci ragioni oggi possiamo aggiungere che:

IL TAP SI È DIMOSTRATO NON STRATEGICO

Lo hanno detto istituzioni autorevoli e stimate come l’Università di Oxford e il suo gruppo di ricerca in materia energetica, che ha messo in discussione le riserve reali di gas dell’Azerbaigian. Uno dei suoi esponenti è stato intervistato da Report. Che cosa dice, in maniera chiara e netta, lo trovate QUI

Inoltre la Commissione europea ha sempre giustificato la “strategicità” dell’opera come “alternativa al gas russo”. Peccato che dal 2013 a oggi le relazioni tra alcuni dei governi parte del Corridoio Sud e la Russia siano un po’ mutate. La Turchia ha già firmato un accordo con Gazprom per la costruzione del Turkish Stream, che porterà sul suo territorio gas russo, poi venduto a Istanbul e al mercato europeo proprio attraverso il TANAP, la tratta turca del Corridoio Sud (di cui fa parte il TAP) a cui si collegherà allo snodo di Kipoi. Anche la Grecia ha siglato un’intesa con la solita Gazprom per un altro gasdotto che si collegherebbe al TAP.  Lo stessocountry manager di TAP in Italia, Michele Elia, ha confermato a Report che alla sua compagnia interessa vendere il gas, senza doversi troppo preoccupare su quale sia la fonte. Una valutazione forse strategica per un attore privato, non certo per i cittadini europei, che dovrebbero pagare la costruzione del gasdotto…

IL TAP SOSTIENE GOVERNI AUTORITARI

Azerbaigian e Turchia sono due paesi che negli ultimi anni hanno visto un’escalation di repressione da parte dello stato verso giornalisti, attivisti, intellettuali, avvocati per la difesa dei diritti umani. Sono paesi che stanno vivendo una profonda crisi democratica, dove sono stati arrestati centinaia, se non migliaia di oppositori politici e in cui le élite al potere fanno il bello e il cattivo tempo modificando le normative a proprio favore, in violazione di qualsiasi principio democratico. In Turchia vige ancora la legge marziale, mentre in Azerbaigian le ultime riforme promosse dal presidente Ilham Aliyev permetteranno a lui di essere rieletto potenzialmente per sempre, a suo figlio di diventare presidente nonostante la giovane età e a sua moglie di farne le veci grazie alla recente nomina a vice-presidente.  In questa situazione, come si può pensare che ci possa essere una qualsiasi forma di supervisione indipendente anche solo alla costruzione del progetto, a come sono state acquisite le terre, o a come verranno gestiti gli appalti e gli stessi finanziamenti pubblici che l’Europa si appresterebbe a concedere per miliardi di euro?

È ANTIDEMOCRATICO

In questi anni abbiamo studiato e ci siamo confrontati con attivisti, esperti, giornalisti dei diversi paesi coinvolti. Abbiamo visitato oltre due terzi degli 870 chilometri del gasdotto, abbiamo parlato con le persone le cui vite saranno impattate dall’opera non solo in Salento, ma anche in Grecia e in Albania. Abbiamo visto che oltre la propaganda sulla “strategicità” e su quanto i vari esecutivi puntino a definire il gasdotto “un progetto di priorità nazionale” oltre che europea, la realtà dei fatti è che le famiglie che si trovano lungo il tracciato si sono viste imporre il “tubo” con poca considerazione del danno diretto che subiranno. Lo spazio per l’informazione e il dialogo di fatto non c’è stato. Intere comunità vedranno stravolta la propria economia non solo dalla costruzione, ma anche dalla convivenza futura con impianti industriali (le centrali di pressurizzazione e depressurizzazione) altamente invasivi. Nonché potenzialmente ad alto rischio, seppure lungo tutto il tracciato la normativa Seveso sia stata bypassata e ad oggi rimanga un punto di conflitto dei diversi ricorsi amministrativi presentati sia in Italia che in Grecia.

È OPACO E POCO TRASPARENTE

Dopo diverse  richieste di accesso agli atti alle istituzioni coinvolte, incontri pubblici a cui la Commissione europea non ha voluto partecipare, domande specifiche alla casa madre del consorzio TAP che non  hanno avuto risposta, lettere alla Banca europea degli investimenti che ci hanno dimostrato la scarsa due diligence fatta finora da questo stesso organismo dell’Unione europea, possiamo dire che non ci sentiamo per niente rassicurati rispetto a quali siano i reali interessi dietro a questo progetto da 45 miliardi di euro. Solo per fare un esempio, qualcuno ha visto il bilancio 2016 del consorzio TAP? Qualcuno ha letto l’accordo firmato dal governo italiano con il consorzio TAP e le clausole sanzionatorie a cui faceva riferimento il ministro azero dell’energia dopo l’incontro dell’Advisory Council a Baku dello scorso febbraio? Forse il ministro Calenda dovrebbe preoccuparsi di renderlo pubblico, in modo che oggi, in una situazione in cui avrebbe più senso uscire da questo progetto che rimanerci dentro, ciascuno potrebbe fare le proprie valutazioni.

IL GAS NON C’È, IL GASDOTTO NON CI SERVE

La Commissione europea dal 2011 a oggi si è impelagata in un negoziato con il Turkmenistan per convincere il governo (autoritario) a vendere sul mercato europeo il proprio gas attraverso il Corridoio Sud. Il negoziato è naufragato, e il Turkmenistan ha iniziato la costruzione di un altro gasdotto che guarda verso est, il TAPI.  Senza il gas del Turkmenistan quindi, a cosa serve il Corridoio Sud? A vendere il gas russo forse? Ma ci serve ancora gas in Europa, con il crollo dei consumi che continua dal 2009? Noi pensiamo di no, e crediamo che la vera emancipazione energetica vada costruita non dalla Russia ma dai combustibili fossili, incluso il gas. La costruzione del mercato del gas europeo non ha nulla a che fare con la nostra sicurezza energetica, e con il futuro che desideriamo costruire. Lo avevamo già detto QUI e lo ribadiamo oggi.

Crediamo che la Commissione europea dovrebbe ringraziare la resistenza in Italia, e il lavoro inestimabile degli esperti e delle persone e organizzazioni che negli ultimi anni si sono spesi per fare chiarezza su questo progetto inutile oltre che dannoso. Che non ha senso costruire né a San Basilio, né altrove

Fonte: comune-info.net

Denuncia del Movimentro NO TAP – UN MALAFFARE TRA MARE E TERRA

Il “Movimento No Tap” ha diffuso da Melendugno il seguente comunicatoIn questi giorni Tap ha ripreso a lavorare in mare con l’utilizzo di Rov e Sonar per ulteriori prospezioni relative alla A5, una delle tante operazioni che ancora mancano al consorzio azero.

Alcuni degli ulivi espiantati fermi da giorni.

Queste prospezioni erano già state presentate ma a quanto pare erano insufficienti, da qui la necessità di ampliarle.
Per tali prospezioni Tap aveva il permesso della Capitaneria di Porto competente fino al 31 Marzo e ora ha chiesto una proroga fino al 5 ottobre.
Come è ormai prassi di Tap, si vuol far credere che i lavori siano iniziati seppur senza le necessarie ottemperanze, il tutto finalizzato al raggiungimento dei finanziamenti europei.
Il Comune di Melendugno ha comunicato alla Capitaneria di Porto che la proroga non è sufficiente in quanto, avendo Tap interrotto i lavori, bisognerebbe riproporre e autorizzare nuovamente l’intero iter; inoltre la data del 5 Ottobre proposta da Tap viola il DM 223: Tap non può recare danno all attività turistica e balneare né tantomeno limitare anche navigazione e fruizione dello specchio di mare in oggetto.

La fierezza dei sindaci in piazza Sant’Oronzo, tutti uniti contro La TAP.
I cittadini intervenuti a sostegno dell’iniziativa dei loro sindaci per la loro terra.

Cosa succede, invece, sul finto cantiere?
Ricordiamo che tutte le operazioni effettuate e quelle che son in corso si stanno svolgendo all’interno del recinto: bonifiche belliche, archeologia preventiva, espianto degli ulivi, sono tutte operazioni Ante Operam e cioè di preparazione all’avvio del vero cantiere e dunque, in quanto tali, non si possono considerare un avvio dei lavori.
Lo ribadiamo, stiamo assistendo a qualcosa di aberrante: si stanno sacrificando inutilmente gli ulivi senza che il progetto – presentato a febbraio di quest’anno – abbia le necessarie autorizzazioni per consentire la realizzazione del microtunnel.
In queste settimane siamo riusciti tanto a rallentare i lavori quanto a far emergere la non regolarità del “sistema Tap”.
Siamo riusciti a far tornare indietro trenta alberi che poi Tap ha abbandonato: tenendo fede al patto di tutela stretto con il nostro territorio e seguendo la linea della non violenza, abbiamo permesso che gli alberi venissero invasati e curati anche se, dobbiamo ammetterlo, temiamo che il metodo con cui si è proceduto al loro espianto abbia già segnato la loro fine.

NOI RESTIAMO IN PRESIDIO PERMANENTE A CONTROLLARE IL MALAFFARE TAP.

Filippo Montinari da Lecce, un uomo più unico che raro.

Chi é veramente Filippo Montinarigeometra, opero dal 1981 nel restauro edile, tra i lavori importanti, Isolato ALLEANZA e Poltrona FRAU – “MONTINARI EDIL GLOBAL SERVICE s.r.l., dal settembre 2010 – ad oggi. Ha frequentato Istituto Tecnico per Geometri Galileo Galilei – 15 settembre 1975 – 1980,  è di Lecce, dove vive. Ha vissuto ad Ascoli Piceno ed è Sposato dal 18 aprile 1998.

Il nostro “Filippo” è veramente una persona speciale, lo si può intuire da quello che riesce a fare con la sua macchina fotografica. Documenta, fotografa, scrive e pubblica sulle sue pagine e non solo.
Un esempio ne è la sua pagina: “Lecce di Ieri-Citta’ di Oggi by Filippo Montinari” Lecce di ieri e l’evoluzione in città di oggi raccontata con immagini e raccolte. Inoltre, la nanutra del Salento, ma non solo, infatti riesce anche ad essere un reporter perfetto. Non sono poche le segnalazioni a giornali e media, e delle foto che gli hanno pubblicato, noi ne abbiamo avuto prova, oltre ad averle pubblicate per la loro bellezza. Sono tutte belle le sue foto, una in particolare ci ha colpiti e la abbiamo condivisa su “Pizzica Live” con la quale collaboriamo.
Lui è pieno di energia positiva, e la fa esplodere con le sue immagini e servizi, innamorato com’è del salento e della sua famiglia, che comprende, la moglie Marinella, il figlio grande Francesco Luigi ed il piccolo Leonardo Luigi, anche se ora si è ingrandita con un bel cagnolino: “Horus”, che pare sia un trovatello.
Le fotografie sul campo, Studio Bianco&Nero archivio Nicola Magi, pubbblicazioni varie, raccolta di documenti e cartoline personale.

MI PIEGO MA NON MI SPEZZO. SE CADI RIALZATI. SE SEI IN GUERRA NON E’ IMPORTANTE VINCERE MA AVER COMBATTUTO E DIFESO I PROPRI VALORI ED IDEALI. SII SEMPRE TE STESSO. NON C’E’ SOLO IL BIANCO ED IL NERO. SII ACCOMODANTE MA NON IPOCRITA.

SE NON PUOI ESSERE UNA VIA MAESTRA, SII UN SENTIERO, SE NON PUOI ESSERE IL SOLE, SII UNA STELLA. SII SEMPRE IL MEGLIO DI CIO’ CHE SEI.(M. L. KING)
*”virtus invidiam frangit/labor fortunam conciliat/humiltas fortiora vincit”…la virtu’annienta l’invidia,il lavoro concilia la fortuna,l’umilta’ vince le difficolta’.

 

Novoli, in 100mila per la Focara con Capossela: via al piano antiterrorismo

Il clou lunedì 16 gennaio: saranno posizionate transenne sulle principali vie d’accesso al paese effettuati controlli alla stazione e nelle aree parcheggio, perquisiti i mezzi pesanti che stazionano vicino al falò

focara-novoli

Conto alla rovescia per l’accensione della Focara di Novoli, il più grande falò del Mediterraneo dedicato a Sant’Antonio Abate, che ogni anno il 16 gennaio illumina la notte del Salento. La macchina organizzativa è in moto già da mesi per accogliere al meglio le migliaia di persone che raggiungeranno il piccolo centro a dieci chilometri da Lecce, dopo che l’edizione dello scorso anno toccò quota 120.000 presenze nei tre giorni più importanti.

E proprio in considerazione del gran numero di partecipanti previsti, è stato elaborato un piano sicurezza con misure antiterroriosmo già sperimentate in occasione di grandi eventi estivi come la Notte della taranta. Saranno posizionate transenne sulle principali vie d’accesso al paese (nell’area della Fòcara sarà consentito soltanto alle auto dei residenti e ai mezzi autorizzati), saranno effettuati controlli alla stazione e nelle aree parcheggio, perquisiti i mezzi pesanti che dovranno stazionare vicino al falò e sistemate le barriere di pre-filtraggio nell’area concerti.

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Le barriere posizionate per la strada, misure antiterrorismo…!?

La festa si articola in diverse giornate, ma la sera di lunedì 16 è certamente quella in cui è previsto il maggiore afflusso verso Novoli. Dopo la tradizionale benedizione del pomeriggio, alle 20 è prevista l’accensione della pira e, a seguire, il concertone a cui partecipa fra gli altri Vinicio Capossela. Treni speciali delle Ferrovie Sud Est sono a disposizione per limitare l’uso di automobili (dalle 15.30 a mezzanotte e mezzo) con partenza da Lecce, Guagnano, Campi e Salice. Previste anche aree parcheggio all’arrivo a Novoli delle strade e aree di sosta specifiche per le persone disabili.

Ricchissimo il programma degli appuntamenti, cominciato con la ‘festa della vite’ dell’11 dicembre, che ha dato il via alla costruzione della pira alta 25 metri e larga 20, con le sue 90.000 fascine che saranno accese con un grande spettacolo pirotecnico a cui seguirà l’esibizione del corpo di ballo della Notte della taranta. Un pezzo importante del programma sarà come sempre la rassegna FocarArte, a cura di Giacomo Zaza, che quest’anno ha voluto Daniel Buren come firma del manifesto dell’evento e autore dell’installazione sul falò.

Momento clou l’inaugurazione delle mostre nel Palazzo baronale di Novoli (domenica 15 gennaio alle 20,30): oltre a Buren, protagonisti Sisley Xafa, e H.H. Lim. Già visitabile dal 10 gennaio, inoltre, la mostra ‘Il vento devoto. Ventagli d’autore per Santi Patroni’ di Antonio Chiarello, nella chiesa di Sant’Oronzo. Mentre nella drogheria delle arti è stata allestita la mostra dedicata a Duilio Natale, madonnaro, pittore, suonatore di organetto e fisarmonica.

Numerose anche le presentazioni di libri e incontri con gli autori: dopo la lectio magistralis tenuta da Nicola Lagioia e il dibattito con Pietrangelo Buttafuoco, il 15 gennaio alle 21 nel

teatro di Novoli Don Pasta racconta il rapporto tra cibo e fuoco. Per il concertone del 16 sul palco, oltre a Vinicio Capossela anche Ritmo Binario, NeroDalia, The Ephemerals, Jolly Mare live e Acid Arab. Poi festa ancora il 17 e 18 gennaio con spettacoli pirotecnici pomeridiani, concerti serali (curati da Loris Romano) e stand in cui trionferanno i sapori del Salento. Gli appuntamenti proseguono fino al 29 gennaio. Tutte le informazioni sul programma sono disponibili sul sito www.focara.it.

Fonte: http://bari.repubblica.it/

1a Maratona del Barocco a Lecce, i video degli arrivi



1^ Maratona del Barocco a Lecce il video.

14650294_691152524381279_892845074797279964_nIl podio va al 37enne Mohamed Hajjy aggiudicandosi la gara con il tempo di 2 ore 21 minuti e 17 secondi. Secondo, staccato di circa sei minuti, Tarik Marhnaoui, recente vincitore della Lucca Marathon. Terzo, l’esordiente Youssef Aich, 29 anni, alla sua prima apparizione sulla distanza dei 42,195 chilometri.
A ridosso degli imprendibili africani Vito Sardella, quarto in 2 ore e 37 minuti. L’atleta originario di Monopoli, tesserato con la Podistica San Salvo, un buon test in vista del campionato del mondo ed europeo di 100 chilometri su strada che si svolgerà in Spagna (a Los Alcazares) il 27 novembre. Quinto un altro dei favoriti, Abderrfaiu Roqti, 34 anni, vincitore il 9 ottobre scorso della Maratona d’Italia a Carpi e secondo due settimane dopo alla Lucca Marathon.
Settimo posto, e primo dei salentini, per Crystian Bergamo, 39enne presidente dell’Asd La Mandra, al traguardo in 2 ore e 45 minuti. Prossimamente si presenterà alla Maratona di Firenze a fine novembre.

Cristian Bergamo
Crystian Bergamo

Tra le donne vince un’atleta di casa, Daniela Francesca Hajnal della Saracenatletica, chiude in 3 ore e nove minuti, staccando la favorita, la marocchina Hanane Janat. Completa il podio femminile, un’altra atleta della Saracenatletica, Pamela Greco, con il tempo di 3 ore e 27 minuti che precede di poco un’eccezionale Loredana Marrocco della Tre Casali.

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La prima Maratona del Barocco

Gli arrivi dei primi


Il vincitore Ahjjy Mohamed
Ahjjy Mohamed
La medaglia
La medaglia